Il sospetto di Berlusconi contro Letta e Napolitano

Il sospetto di Berlusconi contro Letta e Napolitano: non possono restare inermi mentre mi fanno fuori. Poi si sfoga: "È il momento più brutto della mia vita"

Il sospetto di Berlusconi contro Letta e Napolitano

Aventino e piazza. Tutte e due in calendario per il 4 ottobre, quando la Giunta per le immunità del Senato si riunirà in plenaria per ascoltare le ragioni di Berlusconi (o dei suoi legali) e poi votare la sua decadenza da senatore. A quel punto i deputati e senatori del Pdl si dimetteranno da parlamentari, mentre la nuova Forza Italia tornerà a piazza del Popolo per manifestare contro quella che il Cavaliere definisce senza giri di parole «una operazione eversiva che mina lo stato diritto».

Questa, almeno ad oggi, è la road map su cui si sono trovati d'accordo tutti i presenti alla lunga riunione che si è tenuta ieri a Palazzo Grazioli. Se sul nuovo organigramma di Forza Italia si registra infatti più d'una tensione, sull'opportunità di dimettersi in blocco sono tutti d'accordo: da Alfano a Verdini, passando per Brunetta, Schifani, Bondi, Santanché, Cicchitto, Gasparri, Romani. Perché – è il senso dei ragionamenti fatti dall'ex premier nelle ultime ore – il Pd e Letta devono assumersi la responsabilità di quel che fanno. E «se decidono di votare a favore della mia eliminazione politica se ne devono far carico» perché «sarebbe una decisione incompatibile con il governare insieme». Ecco perché l'idea delle dimissioni, per bloccare di fatto i lavori delle Camera e rimandare la palla al Pd, a Letta e pure al Quirinale.

Così, nella riunione congiunta dei gruppi parlamentari del Pdl che si tiene a sera a Montecitorio sono Brunetta e Schifani a proporre l'ipotesi delle dimissioni che viene accolta per acclamazione. Niente di ufficiale per il momento, anche se l'idea è quella di raccogliere da ogni parlamentare una lettera di dimissioni già firmata ma che sarà effettivamente presentata solo dopo il 4 ottobre. E pure a chi dovrebbe eventualmente subentrare al posto dei dimissionari potrebbe essere chiesto di sottoscrivere una sorta di rinuncia preventiva, così da dare ancora più forza politica al gesto. Di fatto il Parlamento resterebbe bloccato, visto che le dimissioni andrebbero votate una ad una e per voto segreto. Senza contare che l'Aventino di 97 deputati e 91 senatori (questi i numeri del Pdl) renderebbe impossibile andare avanti con i lavori. Peraltro non è escluso che anche la Lega Nord (20 deputati e 22 senatori) fa lo stesso, proprio per cercare di accelerare una crisi che il Carroccio invoca da tempo.

In vista del voto della Giunta, dunque, il Cavaliere sembra intenzionato ad affondare il colpo, con Alfano che assicura che «il partito resterà unito intorno al suo leader». Un'accelerazione dovuta forse a notizie poco confortanti sul fronte delle inchieste visto che i rumors continuano a raccontare di mandati d'arresto pendenti sia a Milano (per la presunta corruzione dei 32 testimoni del processo Ruby) che a Napoli (compravendita dei senatori). Ed è proprio a quest'ultima inchiesta che Berlusconi fa riferimento nel suo intervento ai gruppi smentendo che De Gregorio abbia mai ricevuto soldi da esponenti del Pdl.

Poi, torna a ribadire la sua innocenza nel processo Mediaset. «Essere buttato fuori dalla storia per un'accusa così ingiusta e infamante non mi ha fatto dormire per 55 giorni», dice. Ecco perché questo è il momento «più duro della mia vita». E ancora: «Mi sono pesato questa mattina e ho perso 11 chili, uno per ogni anno di condanna: i 4 per Mediaset e i 7 di Ruby».

Il fastidio, sempre meno dissimulato, è però anche per un Quirinale che resta «inerme». Il capo dello Stato – sarebbe stato il ragionamento del Cavaliere – sta facendo di tutto per blindare il governo e il varo della Legge di stabilità mentre continua a «non muovere un dito» per l'ex premier. Con il retro pensiero, peraltro, che la scelta di restare fermo sia consapevole. Un Berlusconi decisamente contrariato, dunque. E che ha deciso di trasferire la residenza a Roma. Decidesse per i servizi sociali, infatti, l'affido sarebbe nella Capitale e non a Milano, con la possibilità di continuare ad essere in prima linea sulle vicende politiche. Mentre per gli arresti domiciliari potrebbe comunque indicare la residenza di Arcore.