Continua il pressing del governo affinché l’Unione Europea consenta delle deroghe al Patto di Stabilità in materia di difesa ed energia, anche alla luce della lettera inviata da Giorgia Meloni a Ursula von Der Leyen. “In Commissione Ue, continuiamo a seguire attentamente la situazione e a valutare quale tipo di risposta richieda e richiederà. Ed è in questo spirito che stiamo anche esaminando la richiesta dell'Italia”, ha detto a tal proposito il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovkis, al termine del G7 Finanze a Parigi. Per quanto riguarda il tema della difesa, il centrodestra oggi ha presentato una mozione per ridurre le spese Nato che, in teoria, dovrebbero gradualmente arrivare al 5% del Pil. La maggioranza chiedeva al governo di “mantenere un impegno realistico e credibile in ambito Nato, confermando il raggiungimento del 2 per cento del Pil per la spesa per la difesa e promuovendo una revisione degli obiettivi più ambiziosi (come il 5 per cento) alla luce della situazione economica e delle priorità nazionali, includendo nel computo anche gli investimenti per la sicurezza energetica e le infrastrutture critiche, al fine di garantire una difesa collettiva efficace senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici”. Tale mozione, però, poi, è stata ritirata perché “quella parte non doveva neanche entrare nella mozione, non è lo strumento giusto per discutere delle spese della Nato”, ha spiegato uno dei capigruppo. Secondo quanto scrive il Corriere della Sera sarebbe stato il governo a chiedere ai partiti della maggioranza una marcia indietro su questo tema. “La richiesta di questo impegno non ci sarà”, ha detto un'altra fonte del centrodestra.
Francesco Boccia, capogruppo dei senatori dem, in Aula, ha subito attaccato chiedendo alla maggioranza “di votare la mozione delle opposizioni sull'indipendenza energetica del Paese e di ritirare l'indecoroso testo 2 della mozione, da cui è stata espunta la parte sul 5% delle spese militari”. E, poi, ha aggiunto: “Vogliamo sapere cosa è successo nella maggioranza per arrivare a cambiare così la sua posizione”. E ancora:” Abbiamo salutato con sorpresa la retromarcia positiva della Presidente del Consiglio e della sua maggioranza sulla posizione del 5% delle spese militari per la Nato”. Boccia ha, quindi, ironizzato: “Abbiamo pensato: vuoi vedere che dopo 4 anni la Premier viene finalmente sulla posizione delle opposizioni?” Poi, però, è arrivata l’eliminazione del passaggio sul 5% delle spese militari e pertanto Boccia ha domandato: “Chi li ha fermati? Chi ha dato indicazioni in questo senso?”.
Anche Giuseppe Conte ha usato toni duri: "Questo governo è un disastro e deve andare a casa. Anche oggi la maggioranza di governo è andata in cortocircuito dopo che al Senato i capigruppo di maggioranza hanno dovuto ritirare la mozione sul 5 per cento delle spese Nato su ordine di Palazzo Chigi”. Il leader del M5S, poi, ha concluso: “La conferma che si tratta di una spesa folle e insostenibile come diciamo da tempo. Ma anche la conferma che ci troviamo di fronte a un governo goffo che dopo aver sottoscritto il patto di stabilità ora ne chiede la revisione. Un governo goffo che si rimangia qualsiasi impegno e che sta perdendo credibilità anche a livello internazionale".
Maurizio Gasparri, presidente della Commissione Difesa-Esteri del Senato, ha replicato: "Si trattava di una mozione centrata sui temi dell'energia, pertanto la connessione energia e difesa c'è, nel senso che l'ha posta anche la presidente del Consiglio con una lettera nei giorni scorsi, un appello alla von der Leyen dicendo”. Sul tema, Gasparri non ha dubbi: “Noi vogliamo fare interventi nella difesa perché ci sono intese a livello nazionale e internazionale, tuttavia vorremmo anche avere delle risposte sull'energia. La Meloni ha collegato le cose". Il senatore azzurro è convinto che “sia giusto parlare di questi temi anche alla luce della risposta europea che non c'è ancora stata da parte della von der Leyen” e "quindi è sembrato più ragionevole posporre questo tema a un quadro più definito, abbiamo fatto una riflessione".
Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, al termine del G7 Finanze, ha spiegato che la trattativa sulla deroga “continua in queste ore continua qui, continuerà a Bruxelles, continuerà in tutte le sedi utili e necessarie per arrivare a una soluzione” e poi ha ribadito che “non c'è soltanto la deroga, ci sono tante vie per arrivare al risultato, le stiamo esplorando tutte”. Sulla richiesta dell'Italia all'Ue di allargare la clausola di salvaguardia già prevista per la difesa anche all'energia, Giorgetti ha ammesso che “è una cosa complessa, credo che non ci siano pregiudizi, c'è la consapevolezza della situazione eccezionale”. Giorgetti ha poi precisato che “tutti sono preoccupati, ma sono preoccupati a modo loro perché ciascuno ha situazioni differenti”. E ha aggiunto: “La nostra è una situazione particolare: la Francia non ha problemi perché veleggia oltre il 5% di deficit, la Germania non ha problemi perché veleggia sopra il 3% di deficit ma ha un debito molto basso”.
Il ministro ha poi precisato: “L'Italia ha un piccolo problema, che è un debito ereditato molto elevato e con il rischio concreto di rialzare i tassi di interesse dobbiamo essere molto prudenti e responsabili nel muoverci e nel decidere”.