Sale la pressione su imprese e famiglie e si allarga a macchi d’olio l’effetto sui prezzi con nuovi settori, come quello agricolo, al centro della bufera a causa dei rincari di un’altra materia prima fondamentale nei commerci con il Golfo: i fertilizzanti. Nel giorno in cui il Kuwait e Adnoc, la compagnia petrolifera di Abu Dhabi, hanno annunciato una riduzione della produzione e della raffinazione di greggio a seguito dei continui attacchi dell’Iran e delle minacce iraniane al passaggio sicuro delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, i guai (e le stime) continuano a lievitare.
Confartigianato lancia allarmi, Legacoop teme che si possa ora innescare «un ulteriore rallentamento dell’attività economica fino ad aprire scenari recessivi» e la Cgia di Mestre calcola che l’attacco all’Iran rischia, per l’impatto sulle bollette dell’energia, di costare alle imprese italiane quasi 10 miliardi in più nel 2026: 7,2 miliardi di rincari sull’elettricità e 2,6 miliardi sul gas, il 13,5% in più. La Lombardia sarebbe la regione più colpita con un aumento dei costi energetici di 2,3 miliardi, seguita da Emilia-Romagna (+1,2 miliardi) e Veneto (+1,1 miliardi). Tra i settori più a rischio la metallurgia, il commercio, l'alimentare, gli alberghi, il trasporto e logistica e la chimica per l'elettricità; l’estrattivo, la lavorazione alimentare, il tessile e la cantieristica navale per il gas. «Il conflitto - spiega Confartigianato - espone a rischi 27,8 miliardi di ex port manifatturiero italiano verso i mercati mediorientali e 15,9 miliardi di import di beni energetici, con possibili ripercussioni sulla crescita e sugli investimenti delle imprese». Secondo il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin il prezzo sul Ttf, con un ribaltamento sul costo del gas che diventa gravoso per alcuni settori produttivi e diventa gravosissimo per l’energia elettrica dove il peso del gas è pesante: da noi il gas produce il 40-42% dell’energia elettrica, ma pesa più del 70% per determinarne il prezzo».
Nuovi guai per l’economia nostrana riguardano poi la produzione alimentare mondiale e quindi il settore agricolo. Dall’area del Golfo Persico infatti, specie Qatar e Iran, viene il 45% della produzione mondiale di urea, elemento chiave per l'agricoltura. A seguito dello stop, il prezzo dell’urea è salito così di circa il 30% negli scorsi giorni, toccando un massimo di 600 dollari a tonnellata. Ma aumenti sono registrati su tutti le materie a base di azoto come il nitrato di ammonio. Un blocco prolungato, oltre all’aumento dei prezzi, porrebbe, in prospettiva, problemi per l’agricoltura dei due paesi più dipendenti dall’import di fertilizzanti, Brasile e India.
Guardando ai dati, i paesi della regione del Golfo, secondo un’analisi di Bloomberg, hanno esportato dal 2020 circa 50miliardi di dollari in fertilizzanti azotati. Difficile dire se questo aumento generalizzato si rifletterà anche sui prezzi dei beni di largo consumo per i consumatori nell’Occidente.