L’Italia sui migranti ha fatto in questi quattro anni un lavoro enorme. Quando il governo di Giorgia Meloni si è insediato a Palazzo Chigi nel 2022, la situazione era pressoché fuori controllo dal punto di vista degli ingressi irregolari. Il nostro Paese si limitava a gestire un’emergenza enorme, con ovvie ripercussioni sui costi e sulla logistica, rincorrendo il fenomeno invece di anticiparlo. Una strategia che, di fatto, non lo era, che tamponava l’enorme flusso in ingresso con scarsi risultati in uscita per quanto concerne le espulsioni. La situazione ereditata dalla premier Meloni era critica e non è stato facile lavorare per trovare una quadra che fosse sostenibile e, al tempo stesso, che fosse strutturale. Nella giornata di oggi il presidente del Consiglio ha incontrato il Primo ministro d'Irlanda, Micheal Martin, e hanno discusso anche del tema dei migranti.
“Abbiamo avuto modo di confrontarci su un'altra materia”, ha detto Meloni, sottolineando che “è spessissimo oggetto delle nostre riunioni, nei nostri confronti, che è molto importante per l'Italia: il dossier migratorio. Mi pare che condividiamo l'attenzione verso la dimensione esterna dell'Unione europea e quindi la cooperazione anche con le nazioni di origine di transito che l'Unione europea sta portando avanti”. La premier ha parlato con Martin anche “delle iniziative innovative che l'Italia porta avanti”. C'è un tavolo ha concluso, “che si incontra prima delle riunioni del Consiglio su queste materie e al momento stiamo lavorando con Cipro, Grecia e Malta soprattutto per scongiurare il rischio che possa ripetersi una crisi come quella che abbiamo avuto dopo il 2015, quindi con nuove soluzioni innovative per difendere i confini europei”.
L'era della gestione puramente emergenziale e passiva ha definitivamente ceduto il passo a una strategia strutturale che unisce il controllo rigoroso delle frontiere alla diplomazia internazionale.
Il dialogo avviato con l'Irlanda e il coordinamento costante con i Paesi della prima linea mediterranea delineano una strategia di lungo periodo in cui la cooperazione con le nazioni di origine e il superamento delle vecchie logiche emergenziali non sono più soltanto una rivendicazione di Roma, ma la base concreta su cui l'intera Unione Europea tenta di ridefinire la propria sicurezza e la propria sovranità.