Come si cambia per non... lasciare il Partito Democratico. Negli ultimi mesi Debora Serracchiani si sta spendendo a sostegno del No al referendum confermativo sulla riforma costituzionale della giustizia voluta dal ministro Carlo Nordio. In una recente intervista rilasciata non più tardi di due settimane fa al mensile online "Noi antimafia" la deputata del Pd aveva definito il provvedimento del governo Meloni, che verrà sottoposto al voto popolare i prossimi 22 e 23 marzo, un "pericolo per la democrazia". Non solo, ma secondo lei la separazione delle carriere approvata dal centrodestra non avrebbe nulla a che fare con il giusto processo. Opinioni politiche assolutamente legittime. Peccato che appena sette anni fa la stessa Serracchiani fosse di tutt'altro parere su questo tema.
Torniamo per un momento indietro nel tempo. Il 3 marzo 2019 vanno in scena le primarie del Partito Democratico per scegliere il nuovo (l'ennesimo) segretario nazionale dopo le dimissioni di Matteo Renzi, reduce dal flop alle elezioni parlamentari di un anno prima. Serracchiani, una volta terminato il non esaltante mandato come presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, aveva fatto il proprio debutto alla Camera dei Deputati proprio a seguito delle consultazioni politiche del 4 marzo 2018 (quelle sostanzialmente vinte da Movimento 5 Stelle e Lega). Ai nastri di partenza si erano presentati Nicola Zingaretti, Roberto Giachetti e Maurizio Martina.
Quest'ultimo, ex ministro delle Politiche agricole nei governi Renzi e Gentiloni, era il rappresentante l'area "filo-renziana" del partito e arriverà secondo con il 22% dietro all'allora governatore del Lazio (66%). Tuttavia nel programma del candidato venne scritto nero su bianco: "Il tema della separazione delle carriere appare ineludibile per garantire un giudice terzo e imparziale". A sottoscrivere quella mozione non furono esponenti di destra, bensì una lunga lista di dirigenti democratici che oggi siedono ancora in Parlamento: Alessandro Alfieri, Mauro Berruto, Graziano Delrio, Vincenzo De Luca, Andrea De Maria, Lorenzo Guerini, Simona Malpezzi, Matteo Mauri, Matteo Orfini, Valeria Valente, Dario Parrini, Francesco Verducci e (udite udite) proprio Debora Serracchiani, oggi responsabile giustizia della segreteria del Pd.
Ma, in quanto a gaffe e figuracce pubbliche, la Serracchiani non è per nulla nuova. Indimenticabile fu la caduta di stile dopo il discorso di insediamento in Parlamento di Giorgia Meloni come presidente del Consiglio: "Ci sembra di scorgere già dalle prime battute di governo che vuole le donne un passo indietro rispetto agli uomini e dedite essenzialmente alla famiglia e ai figli", disse in maniera surreale la deputata dem. E fu virale la risposta che la premier le diede, sottolineando il suo autogol: "Ho sentito dire che io vorrei le donne un passo dietro agli uomini. Onorevole Serracchiani, mi guardi. Le sembra che io stia un passo indietro agli uomini? - replicò Meloni tra gli applausi -. Non so da cosa abbia evinto questa lettura, ma non la condivido. Io stamattina ho parlato di lavoro, di una società che non costringa a scegliere tra lavoro e maternità. Quando si dice di aiutare la famiglia, la natalità, lo si fa per garantire piena libertà".
Non da meno lo strafalcione, sempre nell'ottobre 2022, sulla strage del Vajont: "Non dimentichiamo le vittime e la catastrofe di 59 anni fa con il crollo della diga del Vajont, una tragedia in cui persero la vita oltre 2000 persone". Peccato che la diga non sia mai crollata e che sia ancora là, come monumento perenne di una tragedia immane. E che cosa dire del clamoroso sorpasso a destra sulla questione migranti? Nel 2017 diventò immemorabile il seguente tweet: "La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese". Se fosse stato un esponente di Fratelli d'Italia o Lega a parlare così, sarebbe scattato il linciaggio mediatico.
Ma trattandosi del Pd, si può sempre affermare tutto e il contrario di tutto: che sia la seperazione delle carriere oppure l'immigrazione. Sembra il celebre slogan dello spot di un dentifricio con protagonista Virna Lisi: "Con quella bocca può dire ciò che vuole".