Tornano i Serenissimi ma finiscono in galera ancor prima di colpire

I separatisti col tanko e base al ristorante si erano riorganizzati. In manette 24, tra loro tre reduci dell'assalto a San Marco Il piano: occupare Venezia per le Europee

Tornano i Serenissimi ma finiscono in galera ancor prima di colpire

«Andatevene dall'Italia e chiedete perdono per 147 anni di crimini contro la nostra popolazione. Andate e vivrete, rimanete e morirete, perché noi instaureremo veramente il clima di terrore». A diciassette anni di distanza dal «tanko» che andò all'attacco di San Marco, rieccoli. Stavolta i Serenissimi finiscono in galera prima ancora di colpire. Non ci sarà l'assalto a Venezia in mondovisione, non ci saranno i combattenti in divisa, maschera antigas e fiaschetta della grappa a portare l'attacco al cuore dello «Stato di merda». Li arrestano tutti, ieri mattina. Tra loro ci sono tre sopravvissuti di quelli del 1997: più vecchi, più arrabbiati, persino più grotteschi di allora nei loro sogni di secessione. E poi un'accozzaglia di sognatori dalla bestemmia facile, di gente del Nord est avvelenato ma anche complici sardi e toscani, a rendere ancora più inverosimile il progetto di una implosione a mano armata dell'Italia centralista. Ventiquattro arresti, l'accusa è di «avere costituito, promosso, organizzato e finanziato una associazione denominata l'Alleanza con il proposito di compimenti di atti di violenza quali l'occupazione militare di piazza San Marco in Venezia, diretti a costringere i legittimi poteri a consentire all'indipendenza del Veneto e di altre regioni del nord Italia, così determinando lo scioglimento dell'unità dello Stato in violazione dell'articolo 5 della Costituzione».
È la stessa accusa che nel 1997 venne mossa a quelli del «tanko» di piazza San Marco, e per cui vennero tutti assolti: perché i giudici ritennero saggiamente che lo Stato non avesse corso alcun pericolo da quella insurrezione al Recioto. E a leggere le carte si può prevedere che andrà stavolta a finire così. Ma il «tanko» c'era anche stavolta, un trattore blindato pronto a muoversi, persino pronto a sparare. C'era «la bega», il cannone, e forse stavano trovando anche le «beghette», le armi corte. E insomma, che il Ros dei carabinieri li abbia agganciati, intercettati e alla fine arrestati prima che facessero danni è sicuramente un bene: probabilmente anche per loro, gli inserti, cui viene impedito di ficcarsi in guai peggiori.
Flavio Contin quel giorno del 1997 era sul campanile, Cristiano Contin guidava l'autoblindo, Luigi Faccia era tra gli ideatori. Ora ritornano tutti in manette, insieme ai nuovi adepti, con cui organizzavano incontri in cui si prestavano solenni giuramenti, si eleggevano comandanti militari di piazza, si discuteva di calibri e proiettili, e poi tutti all'osteria, al ristorante di Leno che era divenuta la base operativa, e che i carabinieri avevano rimpinzato di microspie. Ex leghisti e amici dei forconi, che sognavano di tirare dalla loro parte chissà come il governo serbo, e di lanciare proclami, dopo avere occupato San Marco - magari a ridosso delle elezioni europee - dalla Svizzera o da un altro paese amico. Che fossero pronti a usare la violenza, a leggere le carte, è dubbio: a volte si dicono che sarà tutto una cosa dimostrativa, «avere l'atomica non significa usarla», a volte invece dicono cose da brividi.

Commenti