Gli ultimi fedeli del Totocalcio che non giocano per vincere

Concorso sempre più in crisi: raccoglie in un anno meno che 20 anni fa in una sola domenica. Il montepremi crolla, ma c'è chi non rinuncia: "È una tradizione"

Gli ultimi fedeli del Totocalcio che non giocano per vincere

Profumo di soldi? Macché. «Sa perché gioco ancora al Totocalcio? È un tic. Non posso farne a meno. Non vinco mai, peraltro il montepremi non è più quello di una volta. Però è una tradizione, non posso rinunciarci». Domenica mattina. Ricevitoria. I suoni, il via vai, i ritmi sono gli stessi di una vita fa. Ma il Totocalcio, la schedina, una volta passione irrinunciabile degli italiani, geme accantonato in un angolo. Quasi nascosto. Le schedine affastellate, alcune addirittura del giorno prima. Senza che nessuno le abbia giocate. In Italia sono rimasti solo i fedelissimi, i nostalgici, ad averne cura.

Incrollabili, come se la loro fosse una religione, una fede. Prima la messa, poi il Totocalcio. E la Serie A, da seguire rigorosamente con «Tutto il calcio minuto per minuto». Figli di una generazione in bianco e nero, dispersa nel caleidoscopio di colori e suoni moderni. In ricevitoria sono riconoscibili: non hanno meno di 50 anni, entrano a passo cadenzato, sicuro. Nel mirino c'è la loro preda: la schedina, oggi come allora, credo indissolubile tramandato di padre in figlio. «Il Totocalcio è uno dei ricordi della mia infanzia. Segnava le domeniche con papà. Come certe tradizioni, chessò, il ragù a pranzo».

Questi signori sono delle monadi che non s'incrociano mai, schegge saltate via dalla scure della liberalizzazione delle scommesse sportive che di fatto hanno decretato la morte del Totocalcio, appartengono a una famiglia di pochi eletti senza saperlo. Ormai il grosso delle puntate si concentra sulle scommesse sportive: «La gente vuol scegliere le partite su cui puntare. E sceglie come giocare: magari si concentra su quote basse per un guadagno più sicuro», spiegano i ricevitori. Che, a settimana, accolgono pochissimi aficionados del Totocalcio: 20, non più di 30 a settimana.

Innamorati folli, nemmeno ricambiati: vincere è difficilissimo, in primis per le partite in programma. Il campionato spezzatino ha rivoluzionato il calendario: altro che domenica, ormai la Serie A si è spalmata dal venerdì al lunedì. E così ai nostri, scippati delle varie Juve, Milan e Inter, non rimane che fissare i loro pallini a fianco di Albinoleffe o Pontedera, formazioni di serie C. Con le conseguenze del caso: «Ormai le gare in programma non le leggo più. Ma sì, ma chi se ne frega. Le partite sono relative a serie minori, cosa ne so io di queste squadre. Gioco a caso, per esempio qui ci metto 1. Anzi, 2. Mica fa differenza».

Anche qualora si indovinassero tutte le 14 partite del prospetto (già 14, pure l'epopea del «tredici» è passata a miglior vita), non aspettatevi vincite milionarie. Il montepremi è sempre più basso e si aggira attorno ai 200.000 euro. Ovviamente, c'entra la caduta libera delle schedine giocate, grossomodo 50.000 a domenica in media. E così, ci si accorge che il Totocalcio nel 2013 ha raccolto 39,8 milioni di euro, addirittura meno di quanto riuscì a fare in un solo concorso: quello del 5 dicembre 1993, quando ci fu il record del montepremi (34.470.967.370 lire). I monopoli di Stato assicurano: il Totocalcio non si tocca per rispetto della tradizione, anche perché i costi sono talmente irrilevanti da non pesare economicamente.

E allora, visto che al massimo ci si può consolare con 216mila euro (una delle ultime grosse vincite, realizzata a novembre in Puglia), c'è chi decide di giocare le schedine francesi, che possono fruttare qualcosa in più. Da convalidare ovviamente Oltralpe, ma da compilare in Italia, grazie ai software ancora presenti nel nostro Paese che creano i famosi sistemoni. Quelli che venti, trent'anni fa andavano per la maggiore, invece oggi sono finiti, anche loro, negli scantinati. E non è una sorpresa. Perché gli irriducibili del Totocalcio lo dicono apertamente: «Si gioca per giocare, non per vincere». Mai dichiarazione d'amore fu più bella.

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