Ho sentito i Cinque Stelle parlare di fango. E mi sono detto: questa volta hanno ragione. Credevo infatti che quella parola fosse riferita al contenuto delle inchieste de il Giornale e Il Tempo, e cioè alle frasi oscene su Paolo Borsellino e sulla sua famiglia. Frasi pronunciate da magistrati in conversazioni con colleghi che oggi siedono in Parlamento e che, anziché scusarsi, attaccano pure. Frasi che gli stessi colleghi del Csm si domandano su quale pianeta possano essere tollerate. E invece la parola fango si riferiva a noi e al nostro editore, che ringrazio per la libertà totale che ci lascia. Il fango sarebbe, dunque, l'epiteto rivolto a chi fa informazione diversa da quella che piace al M5S e alla sinistra. Per me una medaglia al merito. Fango sarebbe chi pubblica una verità documentata e non smentibile. Invece che rivolgersi a chi ha dato del «coglione» alla famiglia di un martire della Repubblica. Succede perché le nostre rivelazioni toccano il cuore della questione più grande: chi e perché ha assassinato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E noi non stiamo zitti come altri. Né sulla mafia, né sulle aderenze a sinistra con il terrorismo palestinese, né sugli anarchici ispirati da Cospito. Ed è per questo che sotto la nostra redazione gli amici di Ilaria Salis vengono di notte a farsi geolocalizzare e a indicare i loro nemici.
Se fossimo un Giornale asservito alla sinistra di oggi state certi che ci sarebbe in piazza una manifestazione con tanto di Costituzione e articolo 21. Ma di questo non ho nostalgia, perché trovo anche quelle manifestazioni ipocrite.