Clima di alta tensione alla Camera. Nel corso della commemorazione alla Camera di Quentin Deranque, il giovane ucciso a Lione, si è sviluppato un acceso confronto tra esponenti della maggioranza e dell’opposizione, con interventi che hanno toccato il tema del linguaggio politico e delle minacce ricevute da alcuni parlamentari. Il leader di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli ha denunciato pubblicamente episodi intimidatori che lo hanno coinvolto insieme a Nicola Fratoianni.
"Gravissimo leggere di leader di partito che mettono il simbolo di Avs sopra l'immagine dell'efferato omicidio di Quentin" e "mi riferisco anche al ministro Salvini", le parole di Bonelli: "Rischiamo di diventare bersagli, noi ci sentiamo bersagli. In questi giorni io e Fratoianni abbiamo ricevuto gravissime minacce, tutte denunciate alla polizia". Mostrando alcuni documenti in Aula, il rossoverde ha aggiunto: "Questa è una lettera che mi è stata recapitata" con "l'immagine di mia moglie e mia figlia" e "l'indirizzo di casa", "minacce gravissime di morte col machete, mi tagliano la testa". Ha poi esibito un ulteriore foglio: "Questa - ha aggiunto mostrando un altro foglio - è arrivata pochi giorni fa, legata agli scontri di Torino, 'prenderemo a martellate i vostri figli, vi spareremo in testa’. Questa è arrivata a mia sorella: 'Quel lurido maiale di tuo fratello, lo appenderemo a piazza Maggiore a Bologna a testa in giù e gli staccheremo quella testa di merda".
Nel dibattito è intervenuto anche Paolo Formentini della Lega, che ha richiamato l’attenzione sul clima in Aula: "Vediamo in quest'Aula crescere la violenza verbale di giorno in giorno. Ancora ieri siamo stati definiti complici di genocidio, così si dà una base, un incitamento alla violenza a chi è fuori da questa Aula. Mi rivolgo con il cuore alle forze d’opposizione: non frequentate più centri sociali come Askatasuna". Martina Semenzato, esponente di Noi Moderati, ha sottolineato i rischi connessi a un linguaggio pubblico improntato all’ostilità: "Quando il linguaggio pubblico si carica di ostilità, certi climi una volta alimentati possono sfuggire di mano. La violenza si deve contrastare senza ambiguità, altrimenti si diventa complici".
Dai banchi del Partito Democratico, Andrea Casu ha ribadito la condanna verso ogni forma di violenza politica: "Di fronte ad una vittima di violenza politica esprimiamo sempre la nostra netta forte e totale condanna. Non abbiamo bisogno di conoscere l'idea di aggredito e aggressore".
Per il Movimento 5 Stelle è intervenuta Enrica Alifano: "Non si dovrebbe morire così giovani, eppure accade ogni giorno: a Quentin Deranque o in guerre insensate. Non ci sono parole ma sconvolgenti episodi come questo non possono portare al sacrificio di libertà fondamentali come l'espressione del proprio pensiero, oppure a restringere spazi di espressione del dissenso. La politica non dovrebbe nutrirsi del sangue". Nicola Fratoianni (Avs) ha ribadito la posizione del suo gruppo: "Raccogliamo l'invito al ricordo e alla condanna senza se e senza ma della vile aggressione che ha portato all'assassinio di Quentin Deranque. Da parte nostra nessuna ambiguità né imbarazzo" visto che in Avs "abbiamo la non violenza come punto di riferimento fondamentale. Prendiamo distanza, un pò sdegnati, dal tentativo per usare questa vicenda per condurre una battaglia politica.
Se ne poteva fare a meno". Infine, Roberto Sasso (Futuro Nazionale) ha attribuito la responsabilità dell’accaduto a "l'odio antifascista di un gruppo di vigliacchi senza onore contigui alla sinistra francese e alla sinistra europea".