I gruppi extraparlamentari si stanno organizzando, e lo stanno facendo in modo così strutturato da non accontentarsi più delle “sole” piazze o raduni in terra nostrana, bensì stringendo legami all’estero, con superpotenze come Cina e Russia. Perché, ed è bene sottolinearlo, la galassia antagonista, così come il mondo pro Pal con cui si stanno fondendo, abbracciano tutto ciò che è anti Occidentale, vedendo in Israele, Stati Uniti e Italia stessa un nemico.
E questo a prescindere dalla guerra, ma per una questione di “ideali” e interessi. Non può che andare, quindi, in questa direzione il comunicato del Partito Comunista e della Federazione della Gioventù Comunista in Cina, che è molto chiaro: annunciano che il Responsabile nazionale della Federazione della Gioventù Comunista, Fabrizio Da Silva, si trova in questi giorni nella Repubblica Popolare Cinese per partecipare alla “Delegazione di giovani quadri dei partiti comunisti d’Europa e del Nord America”, quella che definiscono “importante iniziativa internazionale in programma dal 6 al 17 maggio 2026”. Poi delineano l’obiettivo dell’iniziativa che “riunisce giovani quadri comunisti provenienti da Europa e Nord America con l’obiettivo di approfondire la conoscenza del percorso di sviluppo della Cina socialista, confrontarsi sulle esperienze di costruzione del Partito e rafforzare la solidarietà internazionalista tra le organizzazioni giovanili comuniste e progressiste”.
Le “missioni” all’estero dei gruppi comunisti italiani, come quella della Fgc, non sono per altro nemmeno una novità. Per anni, infatti, finché Nicolas Maduro è stato al potere in Venezuela, Cambiare Rotta e Osa sono volati a Caracas con una propria rappresentanza. Nonostante il sito dell’organizzazione non sia momentaneamente raggiungibile, dai social di Cambiare Rotta siamo risaliti all’ultimo viaggio in Venezuela: novembre 2025. “Nell'ultimo giorno passato dalla nostra delegazione a Caracas siamo stati ospiti, in mattinata, della rete televisiva delle Forze Armata Nazionali Bolivariane (FANB), nella popolare trasmissione che va in diretta dalle 7 alle 9 per parlare del processo elettorale, dell'esperienza delle Comunas, di Palestina e delle battaglie che conduciamo in Italia”, si legge in un post di luglio 2025, corredato di foto. “Successivamente abbiamo avuto un incontro con il Vicepresidente Edwin Díaz Muzaly dell'Instituto de altos estudios del pensamiento del Comandante Supremo Hugo Rafael Chávez Frías. L'istituto si occupa di raccogliere, sistematizzare, studiare e rendere disponibile l'esperienza biografica ed il profilo teorico-politico del "Comandante Eterno" attraverso pubblicazioni cartacee e strumenti digitali. È stato uno scambio molto fruttuoso che è terminato delineando importanti ipotesi di collaborazioni oltre a quelle fino ad ora avute”, si legge ancora. Ma ce ne sono stati diversi di viaggi come questi, anche per le elezioni che hanno riconfermato Maduro. “È stato un onore per la Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta e Osa partecipare oggi alla grande manifestazione popolare ‘Giuro con Maduro’, svoltasi davanti a Palazzo Miraflores e seguita in tutto il Paese da milioni di venezuelani, tra cui le delegazioni internazionali al completo”, si legge, invece, in un post di gennaio 2025. A settembre 2024 scrivevano: “Una nostra delegazione a Caracas, presente nei giorni precedenti al congresso mondiale contro il fascismo, il neofascismo e altre espressioni similari, ha partecipato alle celebrazioni per il sedicesimo anniversario dell'organizzazione giovanile del Partito Socialista Unito del Venezuela”. E così via, in un susseguirsi di post che esaltano i viaggi in Venezuela e il partito di Maduro. Ma ci sono anche i viaggi in Bielorussia dei Carc, che un anno e mezzo fa hanno incontrato il Primo Segretario del Partito comunista della Bielorussia (Kpb), Alexey Sokol, i dirigenti comunisti della Federazione di Minsk “per vedere da vicino l’attività ordinaria del Partito nella capitale, grazie alla visita in una delle sue sedi”, ma anche Mikhail Orda, Segretario Generale della Federazione dei sindacati della Bielorussia (Fpb) e Petro Symonenko, Primo Segretario del Partito comunista dell’Ucraina, ora in esilio a Minsk. Il partito promuove attivamente la riabilitazione del periodo sovietico, celebrando le conquiste economiche, sociali e militari dell'URSS. Per Alexey Sokol e i suoi dirigenti, la dissoluzione dell'Unione nel 1991 è considerata una catastrofe geopolitica provocata da tradimenti interni e pressioni esterne occidentali.
L'integrazione di queste tematiche con la causa palestinese è il collante che permette a gruppi di diversa estrazione (comunisti, collettivi studenteschi, realtà antagoniste) di confluire in un unico fronte. Israele non viene visto solo come un attore regionale, ma come il simbolo dell'Occidente stesso in Medio Oriente. Di conseguenza, l'alleanza con potenze come Russia, Cina e Iran (o i loro alleati come il Venezuela) viene percepita come una necessità strategica per “scardinare” l'ordine mondiale attuale. La proiezione di questi gruppi verso l'asse Pechino-Minsk-Caracas non è dunque una semplice curiosità folkloristica o un nostalgico "turismo rivoluzionario". È una scelta di campo netta, che trasforma la militanza extraparlamentare in uno strumento di pressione geopolitica.
Mentre le piazze italiane si riempiono di bandiere palestinesi e slogan contro il governo, i quadri dirigenti di queste organizzazioni tessono trame silenziose con regimi che dell'anti-occidentalismo hanno fatto la propria ragione d'esistenza.