Sylos Labini: "Vogliamo la rivoluzione? Allora valorizziamo l'arte"

Il responsabile Cultura di Forza Italia: "I crediti d'imposta ora riservati al cinema vanno estesi a spettacoli dal vivo, teatri, enti lirici e mostre"

Sylos Labini: "Vogliamo la rivoluzione? Allora valorizziamo l'arte"

Liberare la cultura è lo slogan con cui l'attore Edoardo Sylos Labini è diventato responsabile per la Cultura di Forza Italia: «Il nostro Paese deve liberare le energie economiche e creative scrollandosi di dosso la burocrazia kafkiana che blocca ogni iniziativa».

Lo Stato deve fare un passo indietro?

«L'articolo 9 della Costituzione assegna allo Stato compiti di promozione e tutela dei beni culturali, storici e artistici. Se lo Stato non riesce a fare tutto e c'è un privato che gestisce queste straordinarie risorse, perché no? Dal momento che il privato si occupa di un bene culturale, diventa Stato lui stesso».

E come aiutare chi investe in cultura?

«Con defiscalizzazioni e incentivi. Sarebbe una rivoluzione. I crediti d'imposta ora riservati al cinema vanno estesi a spettacoli dal vivo, teatri, fondazioni, enti lirici, mostre. Ci vuole una separazione delle carriere: lo Stato ha il possesso e dà tutela, il privato gestisce. È il principio di sussidiarietà sancito nella Costituzione».

Lo Stato interviene soltanto dove non arrivano i cittadini.

«Basta con i pregiudizi statalisti novecenteschi. Siamo il Paese della bellezza, non dobbiamo misurarci soltanto con il Pil: l'arte fa bene alla società, la migliora, la arricchisce. Dovremmo individuare una nuova equazione del benessere: anche questa è una delle linee guida su cui mi muoverò».

Liberare la cultura, nuovi indicatori della ricchezza, e poi?

«La formazione. Educare alla bellezza fin dalle scuole elementari con la storia dell'arte, del teatro, della musica. I bambini devono sapere fin da piccoli di vivere nel posto più bello del mondo. La sinistra ha fatto credere che la riforma Gelmini avesse abolito la storia dell'arte: nulla di vero. Purtroppo nel centrodestra non abbiamo comunicato bene le cose fatte, questi errori si pagano».

Sono soltanto errori di comunicazione o anche di sostanza?

«Beh, non si può dire che con la cultura non si mangia».

Lo diceva Giulio Tremonti.

«Con la cultura si mangia eccome. In Italia ci sono 450mila aziende nel settore dell'arte, della cultura, della creatività, con un Pil di circa 80 miliardi l'anno che potrebbe aumentare e dare nuovi posti di lavoro, oltre a generare benessere, bellezza, identità».

Che cosa si potrebbe fare da subito? Musei gratis come a Londra?

«Per esempio riproporre i “Musei in scena” lanciati a Roma dalla giunta Alemanno: fare interagire le varie arti come al Louvre, tenere aperti i musei fino a tarda notte con spettacoli o concerti. A Milano durante l'Expo il Cenacolo di Leonardo dovrebbe chiudere alle 3».

Con i soldi come la mettiamo?

«La cultura non può essere sottoposta a spending review. Migliaia di Comuni vivono grazie alle loro opere d'arte e devono poter investire per promuovere. E i tagli al Fondo unico dello spettacolo sono scandalosi: uccideranno il teatro italiano. I pochi soldi andranno come al solito a chi ha agganci con la sinistra».

Trova collaborazione in Forza Italia?

«Cercherò di portare in tutta Italia il lavoro fatto con il coordinamento regionale della Lombardia di Mariastella Gelmini. E faremo attività anche nei club: sul territorio bisogna andare a spettacoli e mostre, presentare libri, dare spazio ai giovani artisti».

Un attore in politica: una scelta controcorrente.

«Tutta la mia biografia artistica è controcorrente, sono in scena con D'Annunzio e ho sdoganato Marinetti, Balbo, Mazzini. Nei momenti di crisi chi ha coraggio e qualcosa da dire deve farsi avanti».

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