Quelli della sinistra - politici e giornalisti accomunati dal pensiero unico - hanno una bella pretesa: vorrebbero a ogni costo che Silvio Berlusconi e i suoi seguaci accettassero di buon grado di farsi da parte, cessando di disturbare i manovratori, Giorgio Napolitano ed Enrico Letta, rispettivamente capo dello Stato e capo del governo. Sono infastiditi dal fatto che il Cavaliere cerchi di difendersi in ogni modo onde evitare di essere emarginato e di doversi ritirare a vita privata (e di recluso), visto che è stato condannato dalla Cassazione a mesi tot di galera. A loro, che pure si proclamano progressisti, garantisti e adoratori della sacra Costituzione, non basta che il leader del centrodestra debba scontare una pena detentiva inflittagli a conclusione di un processo bizzarro, e neppure basta che egli sia in attesa degli sviluppi di altri procedimenti giudiziari (che lo metteranno ulteriormente nei guai). Nossignori. Premono affinché sparisca dalla circolazione senza agitarsi, e si rassegni a lasciar fare ai suoi aguzzini. Non osano confessarlo, ma preferirebbero addirittura che morisse oggi in coincidenza del settantasettesimo compleanno: funerale e genetliaco in un giorno solo, così si risparmia nelle spese cerimoniali e finalmente si dà il via alla sospirata spending review.
I democrat e vari reggicoda, compresi i pentastellati, avendo vinto la partita (girone d'andata) del campionato giudiziario, si sono montati la testa e hanno fretta di festeggiare la scomparsa dello storico avversario, al quale, per accelerare i tempi, chiedono di collaborare con i becchini nelle operazioni per la sua sepoltura. Bisogna avere la faccia come il culo, o il culo come la faccia, per esigere da Berlusconi una entusiastica partecipazione alle esequie di sé medesimo. Il Pd abbia il buon gusto di pazientare, non abbia fretta di sbarazzarsi del nemico e cessi di sollecitarlo ad una maggiore speditezza nel togliersi di mezzo.
In fondo il Cavaliere rivendica il diritto - riconosciuto anche a chi sta salendo sul patibolo - che sia esaudito il suo ultimo desiderio, che non è quello di fumare una sigaretta, ma poco di più: affidare alla Consulta il giudizio sulla retroattività - dubbia - della legge Severino, in proposito non sufficientemente chiara. Suvvia, compagni, sappiamo che siete delle carogne, ma non sapevamo che lo foste al punto di negare irragionevolmente a un condannato alla morte civile l'estremo tentativo di non essere estromesso dal Palazzo a calci nel sedere, senza neanche la soddisfazione di ricevere lo sfratto esecutivo dalla Corte costituzionale, i cui giudici, peraltro, sono in maggioranza vostri amici, dato che li avete eletti voi e il presidente della Repubblica, la cui estrazione politica, se non ricordo male, è comunista.
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