Intesa cede Findomestic a Bnp Paribas

Risultato operativo in miglioramento, ma anche più accantonamenti a copertura di potenziali perdite su crediti a rischio. Ne viene fuori una semestrale in utile per Unicredit, anche se i numeri pre-crisi restano lontani: 937 milioni di euro i profitti netti, contro i quasi tre miliardi dei primi sei mesi del 2008.
«In un contesto macroeconomico deteriorato, tutte le divisioni stanno soffrendo» il peggioramento della qualità del credito, ha detto l’amministratore delegato Alessandro Profumo, presentando i conti agli analisti. Tuttavia, ha aggiunto, «nella seconda metà dell’anno il ritmo del deterioramento dovrebbe rallentare», mentre l’Europa Centrale e dell’Est continuerà a essere il «motore della crescita».
Per ciò che riguarda nello specifico il secondo trimestre, l’utile è stato di 490 milioni, quasi il 10% in più rispetto al primo, e meglio delle previsioni degli analisti. Nel periodo aprile-giugno il risultato di gestione ha sfiorato quota 3,9 miliardi, il più ricco da due anni a questa parte. Gli fa da contraltare il balzo delle «rettifiche nette su crediti e su accantonamenti», di fatto i fondi messi da parte dalla banca per coprire probabili perdite su prestiti alla clientela: da meno di 1,3 miliardi nel primo semestre 2008 a 4,081 miliardi nei primi sei mesi di quest’anno, di cui oltre la metà maturate tra aprile e giugno scorsi.
Positiva, a ogni modo, la risposta del mercato ai conti dell’istituto: più 3,25% per Unicredit (a 2,22 euro) nella seduta di ieri e la sensazione che il titolo sia capace di proseguire la recente fase di rialzo, che l’ha visto in progresso del 35% nelle ultime tre settimane, con quotazioni tornate stabilmente sopra quota 2 euro già dalla fine di luglio.
Vale anche la pena tenere d’occhio il cosiddetto core tier 1, il coefficiente di solidità patrimoniale delle banche: per Unicredit, a fine giugno, è salito al 6,85% rispetto al 6,69% di marzo. Un parametro cruciale in chiave dividendo. Azionisti e investitori vogliono infatti capire se Piazza Cordusio tornerà a distribuire la cedola, relativamente al 2009, dopo la sospensione di quella del 2008 nell’ambito del piano di ricapitalizzazione dell’istituto varato lo scorso autunno. Profumo, per ora, non si sbilancia: «Vedremo a fine anno», ha commentato, aggiungendo che «chiaramente la base di capitale sarà molto importante per la decisione che il board» prenderà a fine anno.
E sempre in tema di coefficienti patrimoniali, si avvicinano i tempi di una scelta definitiva sui Tremonti bond. La discussione col Tesoro è avviata, ha spiegato l’amministratore delegato, e la decisione arriverà per settembre. In maggio il cda della banca diede mandato a Profumo per valutare il ricorso a strumenti governativi di rafforzamento del capitale per 4 miliardi, cifra attualmente inclusa nei target dell’istituto, che punta a raggiungere un tier 1 nell’ordine del 7-7,5%. Ma se Unicredit emetterà, poi, davvero i Tremonti bond è ancora da vedere, considerato anche il recente miglioramento dei coefficienti patrimoniali dell’istituto, come ha sottolineato qualche analista. I Tremonti bond «hanno un costo per i nostri azionisti, hanno un effetto diluitivo e questo bisogna considerarlo», ha commentato Profumo. Infine, da notare, il dato sui dipendenti del gruppo, ancora in discesa: a fine giugno l’organico era di 168mila unità, circa 2.700 in meno rispetto a tre mesi prima, con una riduzione che ha interessato tutte le aree operative, in particolare quella retail, quella corporate e la regione Cee.

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