Inutile salire sulle gru, gli operai licenziati stracciano le tessere

«Ci hanno licenziato senza preavviso. E i sindacati non hanno fatto nulla, anzi sono loro complici. Ecco perché abbiamo restituito le tessere». Sono furiosi i 13 dipendenti della società Spantax Impianti srl, un’impresa pistoiese satellite dell’indotto Ansaldo Breda che produce impianti elettrici sui veicoli per il trasporto ferrotranviario. Il primo settembre scorso, al rientro dalle ferie, gli operai si sono visti negare l’ingresso allo stabilimento. Licenziati, senza preavviso. Senza una comunicazione e senza lo stipendio di luglio e agosto. Niente.
Come per la Innse, la società milanese messa in liquidazione e rilevata da una ditta bresciana, gli operai si sono subito mobilitati per protestare. Carabinieri e Digos hanno verbalizzato le loro dichiarazioni, mentre i sindacati - a sorpresa - hanno fatto spallucce. «Si sono ricordati troppo tardi della nostra situazione. Il loro comportamento ambiguo ha fatto il resto. E siccome noi non vogliamo ingrassare le loro casse, vista che la loro timida (si fa per dire...) attività è stata del tutto ininfluente e intempestiva, anzi sostanzialmente virtuale, di facciata, ci siamo detti: perché al Nord le situazioni come la nostra si risolvono e qui da noi non si fa nulla? È colpa loro, e dunque gli va rinfacciata la loro inattività». Incatenandosi ai cancelli, stracciando le tessere e rivolgendosi agli avvocati.
Quando nel 2008 la casa madre annunciò lo sbarco in riva allo Stretto, i toni erano perlomeno trionfalistici: «Crediamo che lavorare su Reggio ci porterà un bel carico di lavoro. Siamo convinti che con i sindacati calabresi sapremo trovare accordi utili per far crescere le attività». L’accordo coi sindacati c’è stato, ma sulla pelle degli operai. Il paradosso è che il lavoro, in linea teorica, non manca.
Dietro i licenziamenti c’è anche un piccolo giallo. Una lettera d’impegno, con l’ok dei sindacati, che obbligherebbe i lavoratori a trasferirsi presso altri cantieri, da Mestre a Bari, ma senza nessuna garanzia per il futuro. Una sorte già toccata ad altri colleghi, che oggi godono degli ammortizzatori sociali dopo aver passato un anno e mezzo nello stabilimenti di Pistoia. Mentre all’O.Me.Ca di Reggio Calabria, la società capofila, si parla di una raffica di nuove assunzioni.
Le difficoltà della controllata e dell’Ansaldo Breda, che poi si ripercuotono a catena sulle imprese dell’indotto sono prevalentemente di carattere finanziario. Le commesse sono garantite (e per molti anni) ma le penali per la consegna ritardata di alcune commesse, creano difficoltà negli stabilimenti, dove si accumulano treni non consegnati, e le linee produttive restano occupate più dei tempi previsti.
Al loro fianco c’è il presidente del Consiglio comunale di Reggio Calabria, Aurelio Chizzoniti: «Il dramma che si sta consumando sulla pelle dei lavoratori è indegno. Altro che gabbie salariali. Mentre al Nord Cgil, Cisl e Uil combattono con successo, qui si consuma un dramma scandito dalla silente e grave complicità dell’Ansaldo Breda e dall’indifferenza dei sindacati, che hanno avallato l’avvicendamento di oltre cinque ditte nell’indotto nell’arco di appena tre anni».