Le frequenze sono una risorsa pubblica, ma producono valore solo se vengono tradotte in infrastrutture. Il settore delle telecomunicazioni vive una contraddizione. Da un lato, le reti mobili diventano sempre più centrali per l'economia. Dall'altro, gli operatori si muovono in un mercato con ricavi sotto pressione e investimenti elevati. Il rischio è che la riassegnazione del 2029 si trasformi in un'operazione costosa per le società, ma poco incisiva per il Paese. Secondo Cesare Pozzi, professore ordinario di Economia Industriale presso la LUISS Guido Carli, e Davide Quaglione, Professore ordinario di Economia Industriale presso l'Università degli Studi G. D'Annunzio di Chieti-Pescara "Il valore dello spettro si misura nella capacità di tradurre - lungo l'intera durata della licenza - il relativo diritto d'uso in infrastrutture effettivamente dispiegate e funzionali alla generazione di valore per le imprese e le famiglie".
Dunque, lo spettro appartiene alla collettività e la sua assegnazione deve produrre benefici misurabili per cittadini, imprese e territori. Non basta aggiudicarsi una banda. Bisogna dimostrare cosa si intende farne. Il punto più rilevante riguarda proprio il 5G Standalone. A differenza del 5G oggi più diffuso, che in molti casi si appoggia ancora a infrastrutture 4G, il 5G SA utilizza una rete autonoma. È il passaggio necessario per abilitare pienamente servizi a bassa latenza, maggiore affidabilità, segmentazione della rete e applicazioni industriali avanzate. In altre parole, è il 5G nella sua forma più compiuta.
Nel piano di Iliad l'obiettivo è arrivare alla copertura del 99% della popolazione entro sei anni dall'assegnazione delle frequenze. Il percorso indicato prevede una prima tappa nei capoluoghi di regione entro due anni e una seconda nei capoluoghi di provincia entro tre anni e mezzo. La posta in gioco è alta: l'Italia è fatta di distretti, piccole e medie imprese, aree industriali distribuite e filiere manifatturiere. Se la rete mobile avanzata resta concentrata solo nelle zone più redditizie, una parte del Paese resta ai margini della trasformazione digitale. Se invece gli investimenti vengono orientati anche verso territori produttivi diffusi, la connettività può diventare una leva di competitività. Da qui la necessità di definire le priorità di intervento e indirizzare gli investimenti degli operatori verso obiettivi di interesse pubblico, chiedendo agli operatori di corrispondere il valore delle frequenze anche con piani di investimento ad alto impatto pubblico e sociale.
In questa prospettiva, anche gli altri pilastri del piano diventano funzionali agli investimenti. Più frequenze significano maggiore capacità di rete. Limiti elettromagnetici allineati all'Europa consentono di usare in modo più efficiente le infrastrutture.
Una distribuzione meno squilibrata dello spettro permette agli operatori di competere sulla qualità e non solo sul prezzo. La riassegnazione del 2029 diventa quindi un'occasione per guardare alle frequenze non solo come a un bene da mettere a gara, ma come a una leva per orientare lo sviluppo del Paese.ES