«Io comunista dico: studiare il siciliano non è separatismo»

Salvatore Morinello, ex assessore alla Pubblica istruzione della Regione siciliana, lei è un comunista che ha messo in pratica quello che oggi vogliono fare Bossi e la Lega...
«Come prego?».
Non è lei l’assessore dei Comunisti italiani che nel 2000 ha introdotto nelle scuole siciliane l’insegnamento del dialetto, quello che oggi vuole il Carroccio?
«Eh sì, è vero, ci abbiamo pensato molto prima degli autonomisti. Ma il dialetto non è mica leghista, anzi. Lo esaltava Gramsci, diceva che i bambini dovevano conoscerlo».
Eppure oggi la sinistra insorge...
«E certo, perché la Lega lo pone in termini che mortificano l’unità nazionale, con intenzioni separatiste».
Invece quello introdotto da lei nelle scuole siciliane, sia pure su base volontaria, era dialetto «buono»?
«Non è il dialetto il problema. Anzi, in sé, il dialetto è importante per la valorizzazione dell’identità, non c’è nulla di trasgressivo. E poi, con tutto il rispetto, il dialetto siciliano ha una precisa identità, non come il lombardo, il veneto, il bresciano che con tutto il rispetto non hanno una storia, una letteratura. Dare alle scuole la possibilità di fare progetti per studiare la lingua siciliana significava dare un incentivo per recuperare l’autonomia, l’identità della Sicilia».
Quando avete reintrodotto l’insegnamento nelle scuole avete avuto problemi?
«Assolutamente no. Venne fatto nell’ottica della valorizzazione dell’autonomia siciliana. E alla fine, per la cronica mancanza di risorse, è stata un’occasione sprecata. L’autonomia, allora come oggi, senza risorse è una scatola vuota».
Lei oggi è contrario alla proposta della Lega dell’insegnamento obbligatorio del dialetto a scuola?
«Così come è stata posta mi sembra una boutade propagandistica estiva. Dire che valorizzare le identità locali è positivo ed è come scoprire l’acqua calda. Ma le intenzioni separatiste sono inaccettabili».

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