"Una situazione che in uno Stato civile non può essere accettata". Il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, a margine del consiglio regionale di ieri non usa mezzi termini per commentare le vicende dell'urbanistica milanese, facendo sue le preoccupazioni del comitato "Famiglie sospese", specie dopo il primo ordine di demolizione di un palazzo in via Fauchè. Il governatore più volte ha sottolineato l'esigenza di trovare una soluzione, a prescindere dai colori politici: "Perché al di là degli aspetti giudiziari, ci sono gli aspetti sociali di tante famiglie che rischiano di rimanere senza casa e senza risorse perché hanno già pagato in tutto o in parte l'abitazione".
E Fontana, dopo aver dato la benedizione all'impegno bipartisan preso dal Pirellone per scrivere una proposta di legge da sottoporre al Parlamento per dotare Milano di poteri speciali, si leva qualche sassolino dalle scarpe contro la sinistra: "Come sono garantista sempre, sono anche autonomista sempre". E quindi anche per Milano. Però "mi lasciano perplesso quei partiti che in certi casi sono autonomisti, quando si parla dei Comuni e non lo sono quando si tratta delle Regioni. Nel campo del centrosinistra le contraddizioni sono tante. Si mettano d'accordo con se stessi". Fontana si smarca, invece, dalle polemiche per l'esclusione degli ex campioni dello sport dalla scelta dei tedofori delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Un caso arrivato fino ai tavoli del governo, con tanto di proteste dei ministri Matteo Salvini e Andrea Abodi. Una discussione che "sinceramente non condivido" spiega Fontana, che ieri ha partecipato alla premiazione dei progetti più meritevoli dell'iniziativa "Hackathon 2025" promossa dalla Regione per sollecitare gli studenti a lavorare in gruppo e ad elaborare proposte sui temi del cyberbullismo e della sicurezza in rete. Partendo dal presupposto che "sono scelte fatte dalla Fondazione con la collaborazione del Coni", secondo il governatore è giusto "estendere il più possibile a chi le Olimpiadi non le ha mai fatte. Essere tedofori per alcuni minuti è un modo per coinvolgere maggiormente la popolazione e le persone normali, quelle come me che magari hanno fatto tanti sport, ma non sono stati campioni. Credo che per queste persone sia un grande onore e non valga la pena togliere loro questa emozione". Anche perché "i campioni in fondo le Olimpiadi le hanno fatte e quindi hanno avuto delle emozioni ancora maggiori".
A provare a smorzare i toni ci pensa il presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò, dopo la sua sottolineatura ironica e piccata dell'altro ieri sulla bravura degli italiani nel creare polemiche: "La stragrande maggioranza degli atleti è stata coinvolta, se qualcuno non lo è stato è perché qualcuno, che non siamo noi, deve pensare se coinvolgerli in altri ruoli, magari più importanti. Il successo è pazzesco e la storia degli atleti è sacra. Tutto mi si può dire, eccetto che io non l'abbia rispettata e valorizzata".