«Io sponsor del nuovo sindaco? Vediamo chi sarà il candidato»

Albertini e la campagna elettorale: «Molto dipende dalla sua identità e dalla sua volontà»

«Io sponsor del nuovo sindaco? Vediamo chi sarà il candidato»

Sabrina Cottone

Pace fatta tra i partiti della Cdl e il sindaco. Gabriele Albertini considera scongiurato il rischio commissario?
«Per un'intesa costante con gli alleati occorre discutere, confrontarsi e misurarsi. Poi decidere. Se la maggioranza e il governo che la sostiene separano i loro obiettivi, il commissario prefettizio non è un rischio ma una garanzia di gestione».
Non teme che continuare a minacciare le dimissioni possa stancare i cittadini?
«Penso che i miei concittadini siano abbastanza scafati da capire che certe scelte sono in difesa degli interessi comuni. Di fronte a certi accadimenti reiterati la sua domanda potrebbe essere un'altra: "Perché il sindaco viene sottoposto a pressioni per modificare, o più spesso per ignorare, gli impegni elettorali?"».
In giunta avete parlato del caso? E dell'accordo raggiunto?
«Abbiamo discusso del "caso", come lo definisce lei, con i segretari della Cdl durante la colazione a Palazzo Marino. Anzi in quell'occasione è stato anche risolto. Il giorno dopo abbiamo condiviso con i colleghi di giunta il positivo risultato».
Quale assessorato e quale assessore le piacerebbe per il rientro della Lega in giunta? E chi è l'interlocutore leghista che preferisce?
«La Lega non si è ancora espressa circa un rientro in giunta, quella stessa da cui era uscita. L'interlocutore leghista che ho preferito è, oltre all'onorevole Pagliarini, già assessore al Demanio, il ministro Castelli».
Soddisfatto dell'accordo raggiunto sulla Sea? O la vendita del 30% è troppo poco?
«La privatizzazione fa parte degli impegni presi con i cittadini. Avevamo previsto di conservare la maggioranza, così come avvenuto nella prima fase di privatizzazione dell'Aem. Vendendo il 34% conserveremo il 51%».
Il Comune dismetterà solo gli immobili non occupati. È un cambio di rotta che condivide?
«Un immobile libero ha molto più mercato di un appartamento occupato che, fra l'altro, richiede procedure di dismissione più complesse. Il nostro problema è quello di raccogliere dei capitali indispensabili per sviluppare una politica della casa in favore dei meno abbienti».
Come valuta il ruolo giocato da An nel ritocco del programma? Restano incomprensioni con il vice-sindaco De Corato?
«Non so se An avesse in mente o meno di giocare qualche ruolo. Esistevano dei nodi da sciogliere, ho invitato a Palazzo Marino i miei alleati per consultarli e abbiamo insieme trovato le soluzioni. Quanto a De Corato, mi rendo conto che l’esigenza dei media sia quella di alimentare le polemiche, ma con il vice sindaco da sempre ho un ottimo rapporto».
Il ricambio ai vertici di Forza Italia ha reso più facili o più difficili i rapporti con il partito?
«Gli onorevoli Casero e Lupi, indimenticati assessori del primo mandato, sono fraterni amici. Sono entusiasta della loro nomina. Intrattenevo comunque un eccellente rapporto anche con Maurizio Bernardo. Conoscerò presto la dottoressa Gelmini, neo coordinatore regionale. Mi pare una scelta innovativa. Milano e la Lombardia si sono rivelate due esempi di buon governo cui ispirarsi in vista delle prossime elezioni. Invidie e gelosie avevano indotto a considerare sia il presidente Formigoni, sia più modestamente chi vi parla, una "minusvalenza"».
Che ruolo immagina per sé in campagna elettorale? Farà da sponsor del candidato?
«Dipende dal candidato... Sia dalla sua identità, per quanto mi riguarda, sia dalla sua volontà, per quanto lo riguarda».
Ha avuto di recente contatti con Berlusconi sulla situazione politica milanese?
«Lui è il presidente del Consiglio, guida la Casa delle libertà. Io sono sindaco di Milano e sono sostenuto dalla stessa coalizione. È naturale che parliamo anche e soprattutto di Milano».
Ripeterebbe la frase «Berlusconi non ha tempo da perdere con questi cialtroni»?
«Le parole non vanno mai estrapolate dal contesto e se il contesto è quello di una battuta il suo scopo è di far ridere. Tuttavia non rinuncio alla civetteria delle citazioni latine: ridendo castigat mores ossia “scherzando rimprovera i modi di essere”».

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