Iran, pugno duro di Khamenei

Teheran Pugno duro contro l’opposizione interna e nessun cedimento sul nucleare: queste le linee dettate dalla Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, parlando alla preghiera del venerdì di Teheran, mentre le grandi potenze chiedono un incontro urgente alla Repubblica islamica per disinnescare le tensioni sul programma atomico del Paese.
Sarebbe «sbagliato piegarsi e disarmare di fronte al nemico» mentre l’Iran deve «persistere nei suoi diritti, che sia in campo nucleare o in altri», ha affermato Khamenei. E quasi contemporaneamente gli Stati Uniti e l’Unione europea si dicevano delusi dalle proposte per il dialogo presentate da Teheran, non ravvisandovi alcun passo avanti sul programma nucleare e tornando a ventilare l’ipotesi di sanzioni contro l’Iran.
Khamenei è tornato ad accusare proprio i «nemici» stranieri di avere fomentato le proteste e i disordini di piazza seguiti alla rielezione del presidente Mahmud Ahmadinejad nel contestato voto del 12 giugno. Nuove manifestazioni non saranno però tollerate, ha avvertito l’ayatollah. La Guida suprema ha messo in particolare in guardia l’opposizione dall’organizzare manifestazioni venerdì prossimo, approfittando della Giornata di Qods (Gerusalemme), la ricorrenza in cui il regime promuove raduni anti-israeliani.
Negli ultimi giorni le autorità hanno effettuato un nuovo giro di vite arrestando tre stretti collaboratori degli ex candidati Mir Hossein Moussavi e Mehdi Karrubi. L’ultimo arresto di cui si è avuta notizia, ieri, è quello di Mohammad Ozlati-Moghaddam, membro dello staff della campagna elettorale di Moussavi. Siti legati all’opposizione avevano riferito martedì dell’arresto di altri due importanti esponenti del fronte riformista: l’ex sindaco di Teheran Morteza Alviri e Alireza Beheshti, figlio dell’ayatollah Mohammad Beheshti, che fu una delle maggiori figure della rivoluzione del 1979. Ma Khamenei ha alzato il tiro, avvertendo che la loro posizione, presente o passata, nei ranghi della Repubblica islamica non risparmierà eventuali conseguenze anche per Moussavi e Karrubi, rispettivamente ex primo ministro ed ex presidente del Parlamento.