Italia, basta un gol per andare in Sudafrica

Lippi sempre alle prese con la crisi degli attaccanti: contro la Bulgaria spera nella coppia Gilardino-Quagliarella. Anche Pirlo non convince più: pronta l’alternativa Pepe. Ma una vittoria allontanerebbe pure il pericolo Trap

Italia, basta un gol  
per andare in Sudafrica

Ecco una di quelle sere in cui la Nazionale rischia di tenere incollati davanti alla tv un bel numero di italiani. Non certo per lo spettacolo assicurato a Tbilisi ma neanche, via, siamo sinceri, per la promozione di qualche nome eccellente. Se le indicazioni in arrivo dal club Italia sono fedeli, c’è una sola faccia nuova in circolazione stasera a Torino, Marchisio, appena promosso al rango di titolare da Ferrara. Tutti gli altri protagonisti del rimpasto azzurro sono collaudati esponenti di Germania 2006, da De Rossi a Grosso, oltre all’indecifrabile Gilardino, un giorno da leone, magari contro difese di basso profilo, cento da pecorella smarrita al cospetto di rivali di maggiore spessore, tecnico e fisico.

È una di quelle sere perciò in cui conta soltanto il risultato non perché l’Italia di Lippi sia giunta in prossimità di un bivio ma perché l’eventuale successo sulla Bulgaria, tosta e mai piegata fin qui, equivarrebbe alla garanzia della qualificazione. Il conteggio, semplice semplice, è il seguente: in caso di successo dell’Italia, gli azzurri si presenterebbero a Dublino, sede della sfida con l’Irlanda del Trap datata 10 ottobre, con 4 punti di vantaggio, un distacco così cospicuo da consentirsi anche la più malinconica delle sconfitte per poi chiudere il conto contro Cipro. I guerrieri possono riposare e lasciare spazio ai giovani emergenti e oriundi improbabili: Santon, Amauri.

Lippi e i suoi cavalieri possono, per una sera, contare su un paio di condizioni favorevoli. Primo: il clima di simpatia con cui il ct di Viareggio è stato accolto a Torino dal popolo juventino che gli riconosce da sempre la passione per il bianco e il nero mai smentita e il legame affettivo con il club di casa Agnelli. All’appuntamento di ieri mattina all’Olimpico, oltre ai duemila tifosi in delirio, si sono presentati anche gli alpini della “Taurinense” il cui comandante, il generale Berto, ha donato al ct lo stemma della brigata destinata nel 2010 all’impegnativo trasferimento in Afghanistan. Secondo: il blocco della Juve, cementato dal debutto torinese di Grosso appena sbarcato da Lione, è una garanzia di tenuta fisica e caratteriale. Sembra un dettaglio squisitamente statistico ed invece è diventato una caratteristica genetica dell’attuale Italia: decisivo in ogni squadra di calcio il senso di appartenenza, figurarsi in questa Italia che lavora sodo a livello diplomatico per reclutare anche il prossimo juventino, Amauri. «E pensare che tre anni fa giocavamo qui contro l’AlbinoLeffe, il mondo è cambiato per noi in tre anni», la consolatoria riflessione di Gigi Buffon.

Bando alle illusioni, allora. L’Italia di Lippi non è in grado di promettere una serata di calcio divertente: non ne ha il dna, l’unico talento anarchico in circolazione, Cassano, risulta esiliato dalle parti di Bogliasco, persino l’isolato ispiratore del gioco, Andrea Pirlo, giudicato (a ragione) in declino fisico, e forse il giudizio dovrebbe far suonare l’allarme a Milanello, viene posto in ballottaggio addirittura con Pepe generoso pedalatore, provenienza Udinese. Da troppo tempo, in forza di tale marcato deficit, gli attaccanti hanno smesso di fare gol: l’ultimo della serie è fermo al sigillo di Giuseppino Rossi contro l’Egitto. E non lasciatevi incantare dalle battute di Lippi («pur di vincere sono disposto a farlo su autogol o con un colpo di testa di Buffon»): di solito tradiscono una dose preoccupante di sfiducia nella mira dei suoi specialisti. Iaquinta si è speso molto a Tbilisi, Quagliarella ha destato favorevole impressione: intorno a questo dubbio ruota la definizione della coppia d’attacco di stasera, deputata a mettere sotto i rivali.

La Bulgaria non è uno spauracchio, è bene ripeterlo senza esorcismi. Berbatov e soci sono così consapevoli dei propri limiti da far dire al team manager Nasko Sirakov: «Ci serve un altro santo Emil». Riferimento palese a Kostadinov che nel ’94 arpionò la qualificazione al Parco dei Principi, contro la Francia, all’ultimo assalto. Se alla Bulgaria serve un santo, qualcosa di sacro, all’Italia può bastare un gol profano.