Kabul, i talebani: "Taglieremo le dita a chi vota"

A pochi giorni dalla chiamata alle urne i talebani intensificano le presioni sulla popolazione: "Colpiremo le urne". Messaggi trasmessi per radio, volantini distribuiti e minacce fuori dalle moschee: "Verranno tagliate le dita macchiate di inchiostro"

Kabul, i talebani: "Taglieremo le dita a chi vota"

Kabul - Messaggi trasmessi per radio, volantini distribuiti e qualche parola detta fuori da una moschea: così, con l’avvicinarsi dell’appuntamento elettorale, si diffondono in Afghanistan le minacce da parte dei Talebani alla popolazione. "Punizioni severe", avvertono, verranno riservate a chi si recherà ai seggi. Fuori da una moschea della provincia meridionale di Zabul un comandante dei Talebani ricorda alla popolazione che verranno tagliate tutte le dita macchiate di inchiostro, quelle degli afghani che giovedì prossimo andranno a votare per le consultazioni presidenziali e provinciali.

La campagna di intimidazione La campagna di intimidazioni appena iniziata, si legge sul New York Times, indica che i Talebani vogliono mantenere lontano dai seggi la popolazione per dimostrare la propria influenza. "Non dovete partecipare alle elezioni perché prenderemo di mira i seggi - si legge su un volantino attaccato sul muro di una moschea di Kandahar - E se qualcuno parteciperà a queste elezioni lo puniremo con forza". Sul volantino c’è il timbro dell’Emirato islamico dell’Afghanistan. Foglietti simili sono stati distribuiti anche nei mercati della città e di altre località dell’Afghanistan meridionale. Muhammad Nazir, del distretto di Panjwai, non lontano da Kandahar, rivela che nella sua zona i Talebani distribuiscono volantini dalle moto con cui girano per il distretto. "Ogni giorno ascoltiamo minacce dei Talebani nelle moschee", conferma Haji Ahmad Shah Achakzai, parlamentare di Spinbaldak, località al confine meridionale con il Pakistan. Il governo, dice, controlla solo i centri del distretto e il resto è "nelle mani dei Talebani". 

Terrore alle urne Mahmood Mirza, 35 anni, abitante di un villaggio del distretto di Kajaki, nella provincia meridionale di Helmand, racconta al New York Times che i Talebani via radio esortano la popolazione a stare lontano dai seggi. Dicono, prosegue Mirza, di aver pronti 200 attentatori suicidi per attaccare i seggi nel giorno del voto. "La gente ha paura e non parteciperà alle elezioni - afferma - Io stesso non andrò a votare e non uscirò di casa il giorno del voto". Hafiz Dawood, Talebano di 22 anni del distretto di Arghandab, poco a nord di Kandahar, conferma che i Talebani sono determinati a impedire che il 20 agosto in Afghanistan si possano tenere le elezioni. Contattato dal New York Times, Dawood è convinto che il governo di Kabul non sarà in grado di organizzare il voto nelle zone rurali del Paese. "Le urne verranno collocate solo negli edifici dei centri dei distretti, non saranno in grado di mettere una sola urna nei villaggi - ha detto - Tutti i villaggi e le località sono pattugliati dai nostri combattenti e se le forze di occupazione si muoveranno verso i villaggi le accoglieremo con bombe e proiettili". Per i Talebani, dice Dawood, le consultazioni sono solo "nell’interesse di questi infedeli" e i candidati alle presidenziali e alle provinciali sono "uomini" delle forze straniere e "altoparlanti" dell’"occupazione". "Non sono afghani - prosegue - lavorano per gli stranieri". 

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