Kapuscinski? Più che un grande reporter, un ottimo romanziere

da Berlino

«In alcune pagine la sua scrittura è quella del grande romanziere». Parole lusinghiere se rivolte a un letterato, ma ambigue e sospette se si riferiscono a un giornalista il cui mestiere non è di inventare trame e personaggi ma di raccontare i fatti, senza nulla aggiungere o sottrarre. E diventano addirittura devastanti quando il destinatario è niente di meno che Ryszard Kapuscinski, uno dei più grandi reporter di tutti i tempi, un monumento, una leggenda, un personaggio che ha costruito la sua fama grazie a un modo di lavorare che ammetteva solo il contatto diretto, quasi fisico, con gli avvenimenti e i personaggi al centro del racconto.
Su Kapuscinski, inviato dell’agenzia polacca Pap, viaggiatore instancabile, autore di reportage e libri di successo su alcuni dei momenti più tragici del Terzo e Quarto mondo, indicato nelle scuole di giornalismo come esempio da imitare, sono già state scritte quattro biografie, tutte con taglio agiografico. Ma ora in Polonia ne è uscita una quinta decisamente in controtendenza. Titolo: Kapuscinski non-fiction. Un titolo, in inglese anche nell’edizione polacca, che propone un Kapuscinski fuori dalla finzione e dal mito che lo circonda. L’autore, Artur Domoslwski, giornalista del quotidiano Gazeta Wyborcza, si è preso la briga di frugare nella vita del suo più celebre collega consultando le sue carte private, confrontando le date dei suoi viaggi e quelle degli avvenimenti da lui raccontati, interrogando alcuni testimoni oculari delle storie al centro dei suoi reportage. Il risultato è un Kapuscinski che troppo spesso non resiste alla tentazione di lasciarsi guidare dalla fantasia superando il confine che separa la cronaca dalla letteratura.
Qualche esempio. In uno dei suoi libri più celebri, Negus, sugli ultimi giorni dell’Etiopia imperiale, Kapuscinski descrive la vita di corte soffermandosi su cerimonie e riti che in realtà, secondo testimoni consultati ad Addis Abeba, erano stati aboliti da secoli e presi dai libri di storia. In un altro famoso libro-reportage, descrive in presa diretta la guerra del calcio tra El Salvador e Honduras nel 1976: falso, perché ottenne il visto di entrata nel Paese molto dopo, a guerra finita. E per la stessa ragione non è possibile che abbia seguito sul campo i tentativi di Lumumba di instaurare il socialismo in Congo. Anche in questo caso arrivò molto dopo e non è vero - come racconta - che rischiò di essere fucilato: fu effettivamente catturato da una fazione congolese ma subito tratto in salvo dalla sua ambasciata.
L’elenco dei falsi continua per ben 500 pagine. E riguarda anche il suo profilo politico. Kapuscinski si faceva passare per un «dissidente tranquillo». In realtà risulta che per lunghi anni fu informatore dei servizi. L’autore della biografia afferma però che non danneggiò mai nessuno e i suoi rapporti erano di una noia insopportabile. Insomma, una biografia che demolisce il mito ma salva l’uomo e soprattutto rivela al mondo un grande romanziere.