Kazan: la squadra venuta dal deserto dei tartari al grido di "Buldirabiz!"

"WE CAN". È il simbolo del Tatarstan, ha quattro main sponsor e il suo motto è lo stesso di Obama

Kazan: la squadra venuta dal deserto dei tartari al grido di "Buldirabiz!"

Alec Cordolcini 

A volte i miracoli costano caro, soprattutto se si tratta dell’ex Unione Sovietica. Nella sconfinata Repubblica russa del Tatarstan, 3.8 milioni di abitanti sparsi su 68mila kmq, portare al titolo nazionale una squadra che non era nemmeno mai stata presente nell'ex massima divisione comunista è costato all'incirca 60 milioni di euro. Questa la cifra che ha permesso al Rubin Kazan di passare nell'arco di cinque anni dallo status di neopromossa a quello di campione di Russia. Il paese dove il calcio post-Eltsin è diventato un pozzo di denaro senza fondo. Money talks.

Tra i tartari del Rubin il fiume di soldi può contare su numerosi affluenti. Ci sono quattro main sponsor attirati dalla moderna Russian Premier League, tra cui la compagnia petrolchimica Taif, desiderosi di compiacere il presidente della Repubblica Mintimer Shayimiev, ininterrottamente in carica dal 1991. C'è il presidente del club Aleksandr Gusev, ieri funzionario del Kgb, oggi membro del governo.

C'è infine Kamil Iskhakov, ex sindaco di Kazan nonché oligarca che, nell'era del collasso post-comunista, ha preso il Rubin dalla terza divisione e lo ha condotto sulla strada del successo.
Il budget della squadra è tutt'oggi sconosciuto; si parla, anche se non c’è certezza come capita spesso di questi tempi in Russia, di 60-80 milioni di euro, ovvero il sesto-settimo del campionato russo, torneo dove al giorno d'oggi perfino l'Inter di Massimo Moratti sarebbe, economicamente, una delle tante. La differenza dovrà continuare a farla il campo. Anche lì però a Kazan non sono certo degli sprovveduti; dopo il titolo del 2008, la squadra è nuovamente al comando della classifica.

Li guida un musulmano di origini turkmene (Kurban Berdyev), in sella dal 2002, che si affida alle invenzioni di un argentino (Dominguez) e all'esperienza di un nazionale (Semak) tra i miglior giocatore russi a Euro 2008; e li sospinge lo spirito di un popolo che ha lo stesso motto di Obama: Buldirabiz! (We Can!), e spera che l'arrosto sia superiore al fumo.