«Ki Group seleziona e porta in tavola il bio made in Italy»

La Ceo: «Con noi solo prodotti artigianali e di qualità. Ora l'espansione all'estero»

Andrea Farinacci

Una rivoluzione all'insegna del biologico e dell'ecosostenibiile. È il progetto portato avanti da Ki Group, azienda pioniera del settore «bio», e del suo nuovo amministratore delegato, Jane Virgili. «Oggi - spiega - tutti i grandi player, in primis la grande distribuzione, hanno moltiplicato le linee di prodotto creando apposite aree all'interno dei punti vendita dedicate al mondo del biologico e del naturale, ma Ki Group è pronta a tornare ad essere leader di settore perché sa cosa vuol dire produrre alimenti bio e selezionare i migliori fornitori da distribuire».

Dottoressa Virgili, come si è strutturata la «rivoluzione» di Ki Group?

«È un processo che parte dal profondo: abbiamo infatti deciso di dare una nuova immagine allo storico logo ed alle confezioni. Nuovo logo, nuovi prodotti, nuovi packaging per inviare all'esterno il segnale di un forte cambiamento che il mercato ormai ci impone per tornare a distinguerci».

Come è stata cambiata la selezione dei prodotti?

«La scelta dei fornitori è stata molto accurata: no alle industrie del bio, sì alle realtà artigianali e locali estremamente attente alla qualità delle materie prime. Ovviamente, tutto è made in Italy. L'italianità è una caratteristica fondamentale a cui il consumatore è legato e che dobbiamo fortemente rispettare. Il prodotto deve tornare ad avere un sapore buono e genuino; chi paga di più per avere un prodotto bio deve avere una qualità maggiore non solo negli ingredienti ma anche nel sapore che deve ricordare la nonna, i piatti tipici casalinghi. Basta prodotti mascherati da bio che invece nascondono realtà industriali che non garantiscono alta qualità».

Qual è la vostra nuova immagine?

«Il nuovo logo è estremamente d'impatto nella sua potente semplicità, è una Ki rovesciata che si trasforma in un emoticon che fa l'occhiolino al consumatore ed il pay off Ki come te ha un carattere intimo: l'azienda è fortemente vicina al consumatore in tutti i suoi bisogni, li conosce e li soddisfa. Le nuove confezioni hanno un carattere moderno ma al tempo stesso genuino: il nome del prodotto è infatti disegnata a mano e la foto del principale ingrediente è pura, pulita come la ricetta».

Sarete presenti fino al 9 settembre a Sana, la fiera del bio di Bologna.

«È l'occasione per far conoscere a tutti gli addetti del settore e non la nuova Ki. Nel nostro stand abbiamo voluto ricreare un bosco con alberi da frutto, uccellini, un ambiente naturale e a misura d'uomo. Abbiamo voluto sottolineare che Ki è amica della natura. Da questo nasce l'impegno di ridurre notevolmente l'impiego della plastica nelle confezioni con il progetto «100% riciclabile carta», una linea di prodotti di largo consumo e di uso quotidiano, come la pasta, confezionata con materiale riciclabile completamente con la carta. Abbiamo seguito il metodo Aticelca attraverso un partner certificato Fsc, ossia che utilizza imballaggi che provengono esclusivamente da fonti gestite in modo responsabile».

Quali progetti per l futuro?

«Ki è un'azienda che vuole continuare a produrre innovazione anche all'estero. Abbiamo importanti progetti di sviluppo su mercati dove l'Italia è da sempre riconosciuta come simbolo di qualità. Cina, Usa, Australia, Giappone apprezzano i nostri prodotti e sono pronte pronti ad accogliere le nostre squisitezze».