Il Kosovo domani l'indipendenza Via alla missione Ue

Il presidente Tachi conferma. I 27 paesi dell'Unione Europea hanno dato via libera al dispiegamento in Kosovo della missione civile Eulex. Del contingente anche 250 tra giudici e magistrati che saranno guidati dall'italiano Alberto Perduca. Belgrado prepara ritorsioni diplomatiche. L'addio alla Serbia

Il Kosovo domani l'indipendenza 
Via alla missione Ue

Bruxelles - Il premier kosovaro Hashim Thaci parlando con un gruppo di giornalisti ha confermato indirettamente che domani pomeriggio sarà dichiarata l'indipendenza del Kosovo dicendo che "domani la volontà del popolo sarà eseguita". Thaci dapprima si è rifiutato di ufficializzare l'annuncio - fatto ieri da un suo portavoce - della sessione parlamentare di domani pomeriggio destinata a formalizzare la dichiarazione unilaterale d'indipendenza della provincia a maggioranza albanese dalla Serbia. "Non c'é bisogno di date ufficiali, il popolo sa", ha detto ai giornalisti a margine di un incontro con alcuni leader religiosi a Pristina, non senza aggiungere tuttavia una conferma indiretta alle attese, quando gli è stato chiesto cosa succederà domani: "Domani - ha risposto - sarà un giorno di calma, di comprensione e di impegno da parte dello Stato per il compimento della volontà dei cittadini del Kosovo".

La Spagna: niente indipendenza unilaterale Il governo spagnolo ha oggi nuovamente respinto l'indipendenza del Kosovo "perché è unilaterale". Lo ha detto ai microfoni della radio Cadena Ser, la vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega. Una dichiarazione in tal senso era già stata fatta nei giorni scorsi dal ministro della difesa José Antonio Alonso che indirettamente aveva negato qualsiasi possibile paragone con il caso Basco. Paragone invece esplicitamente fatto recentemente dall'Eta e ricordato nei giorni scorsi dal presidente russo Vladimir Putin come un esempio di 'doppiezza' da parte dell'Europa. Secondo de la Vega per essere accettabile l'indipendenza avrebbe dovuto materializzarsi con "l'accordo delle parti" e nel rispetto della "legalità internazionale" grazie ad una "risoluzione del Consiglio di sicurezza" dell'Onu.

Parte la missione Eulex I 27 paesi dell'Unione Europea hanno dato via libera al dispiegamento in Kosovo della missione civile Eulex. A quanto si è appreso alla mezzanotte scorsa si é infatti conclusa senza novità la procedura di silenzio-assenso prevista per dare luce verde all'invio della missione. Nella provincia arriva un contingente composto da circa duemila uomini che avrà come compito principale quello di accompagnare in Kosovo nel processo di transizione verso una struttura amministrativa autonoma. Del contingente della missione civile fanno parte anche 250 tra giudici e magistrati che saranno guidati dall'italiano Alberto Perduca. Saranno inviati in Kosovo nel corso dei prossimi 120 giorni anche 1500 poliziotti e 250 tra doganieri e altro personale amministrativo. Alla missione contribuiscono tutti i paesi dell'Unione salvo Malta in ragione di motivi logistici, oltre che Stati come la Turchia e gli Stati Uniti. Eulex si affiancherà inizialmente alla missione Unmic delle Nazioni Unite e si aggiungerà come presenza sul territorio al contingente Nato della Kfor (16mila militari). A quanto si è appreso un'avanguardia della missione Eulex dovrebbe raggiungere il Kosovo già entro le prossime due settimane per preparare il terreno all'arrivo del resto del contingente di quella che si annuncia come probabilmente la missione civile più importante inviata all'estero dall'Ue.

I serbi kosovari: la missione è occupazione Il principale leader dei serbi del Kosovo, Milan Ivanovic, ha definito come "occupazione" la missione che l'Unione europea invierà nella provincia al fine di accompagnarne il processo di transizione verso una struttura amministrativa autonoma. "In sostanza, la missione (Ue) ha le caratteristiche di una occupazione e non sarà accettata né dalla Serbia, né dai serbi del Kosovo" ha dichiarato all'Afp il nazionalista Ivanovic.

Il comando Kfor: nessuna misura straordinaria Non c'é nessuna misura straordinaria, ma la Kfor è pronta a fronteggiare qualsiasi crisi". Il maggiore Alfredo Crocco, portavoce italiano del comando Kfor a Pristina, è netto. Raggiunto telefonicamente dall'ANSA, afferma che "bisogna aspettare domani pomeriggio, quando si prevede che sarà dichiarata l'indipendenza del Kosovo, ma per ora non ci sono segnali particolari" di tensione. Tranquilla, per il momento, aggiunge il maggiore Crocco, anche la zona del monastero serbo-ortodosso di Decani, luogo simbolo per i serbi del Kosovo, protetto dai militari italiani contro eventuali attacchi albanesi che per ora non sembrano probabili. Ed è assolutamente "di routine", precisa il portavoce italiano, il dispiegamento una settimana fa, nella zona di Mitrovica, di un battaglione di Riserva operativa di circa 550 alpini del 7/o reggimento di Belluno che si aggiunge ai circa 2300 militari italiani normalmente schierati. Si tratta di battaglioni di riserva, messi a disposizione anche da Germania e Gran Bretagna, schierati a rotazione per attività addestrativa preventiva, che in caso di necessità possono essere impiegati come rinforzi effettivi.

Gli Usa: vediamo gli sviluppi La Casa Bianca attende di vedere gli sviluppi delle vicende in Kosovo, prima di pronunciarsi sull'indipendenza. Lo ha detto il Consigliere per la sicurezza nazionale Stephen Hadley, parlando con i giornalisti a bordo dell'Air Force One nel corso del viaggio in Africa del presidente George W.Bush. "Aspettiamo di vedere come procedono le cose", ha detto Hadley, rispondendo a chi gli chiedeva se gli Stati Uniti siano pronti a riconoscere il Kosovo come una nazione indipendente.

Ieri il portavoce del Dipartimento di Stato, Sean McCormack, aveva sottolineato che per gli Usa è importante "giungere a una qualche conclusione definitiva sullo status del Kosovo". Per gli Usa, ha aggiunto, "una qualche forma di indipendenza con supervisione darà vita a una regione più stabile e pacifica".

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