L’aborto spacca i «grandi elettori» di Burlando

L’aborto spacca i «grandi elettori» di Burlando

Di questi tempi Claudio Burlando, governatore della Liguria in cerca di riconferma, fa il possibile e l’impossibile per allargare la coalizione dei suoi «grandi elettori» - i partiti di centro, centrosinistra, sinistra e oltre - e, contemporaneamente, convincere i «piccoli elettori» - la gente che, il 21 marzo prossimo, traccerà materialmente il segno sul simbolo nella scheda - a sistemarlo per altri cinque anni sulla poltrona più importante del palazzo di De Ferrari. E allora, accanto ai tagli dei nastri, alla frequentazione assidua delle sagre enogastronomiche, insomma, alla materializzazione del concetto dell’ubiquità, Burlando insiste nell’invitare alla concordia più gente possibile, purché sostengano lui e nessun altro alle elezioni di primavera. Indipendentemente dal programma, ovvio, basta che si riconoscano nella sua leadership. Solo che i possibili partner, compresi quelli che sembravano già convinti, un giorno sì e l’altro pure gli combinano qualche scherzetto. Col rischio di mandare all’aria i progetti del presidente.
È successo anche ieri, quando il capogruppo in Regione del Pdci, il Partito dei comunisti italiani, Tirreno Bianchi, ha annunciato ufficialmente la presentazione in aula di una proposta di legge per garantire l’aborto nelle strutture pubbliche «tutelando, nel rispetto delle scelte personali di obiezione di coscienza, la certezza dell’applicazione della normativa sulla tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria di gravidanza nel territorio regionale». La campagna volta a indurre l’obiezione anti-abortista - spiega Bianchi - «sta configurando scenari che di fatto impediscono alla donna l’esercizio della propria autonoma volontà, in palese contrasto con principi sanciti già a livello costituzionale». L’iniziativa, dunque, a giudizio del leader dei comunisti italiani (che presenterà anche un’altra proposta «per garantire l’accesso alle prestazioni sanitarie da parte di tutti i cittadini stranieri, anche non in regola con le norme sul soggiorno) punta a realizzare anche «un costante monitoraggio delle modalità operative dei servizi attraverso indicatori della disponibilità e qualità dei servizi stessi e del loro livello di integrazione, anche attraverso la relazione dei tempi di attesa tra il rilascio della certificazione e il momento dell’intervento».
Roba che, se inserita nel programma elettorale di un’eventuale coalizione pro-Burlando, sembra fatta apposta per allontanare definitivamente l’adesione dell’Udc di Rosario Monteleone. Che difatti prende subito le distanze: «Ognuno, e quindi anche il sottoscritto - puntualizza Monteleone - deve rispettare la libertà di iniziativa di qualsiasi consigliere regionale. Detto questo, io ritengo che la proposta di Tirreno Bianchi sia inopportuna e strumentale. Tutto questo anche perché, dovendo votare il 21 marzo, nel rispetto del calendario del consiglio regionale non c’è il tempo, non dico di approvare, ma nemmeno di discutere una legge come questa. Credo perciò - aggiunge Monteleone - che si tratti di una iniziativa elettorale», acchiappavoti, diretta più ai propri elettori che a una coalizione tutta ancora in via di formazione. Del resto, il segretario regionale dell’Udc, perfettamente in linea con quanto dichiara a livello nazionale il suo leader Pierferdinando Casini, conferma ancora una volta la libertà d’azione del partito: «Ribadisco che noi pensiamo ai programmi e a chi li condivide con noi». E per essere ancora più chiaro: «La legge sull’aborto si discute dal 1981. C’è ed è stata sottoposta a referendum. Quindi va applicata e rispettata».
Ora sta a Burlando conciliare le posizioni dei suoi futuri o futuribili partner elettorali. A meno di non far finta di niente. Come al solito.