L’Antitrust dà più tempo all’Agricole

Slitta al 14 gennaio 2010 l’atto finale della vicenda legata al patto di consultazione Generali-Crédit Agricole in Intesa Sanpaolo. L’Antitrust, che già ha bloccato due volte i tentativi di accordo tra Trieste e Parigi, accoglie la richiesta della banca italiana di rinviare di 90 giorni il termine, in un primo momento fissato al 10 ottobre, della procedura di inottemperanza avviata lo scorso 14 maggio. Il 14 novembre è invece il nuovo termine fissato dall’Autorità per la presentazione di eventuali memorie scritte e documenti.
Dunque, qualche mese in più per studiare la via d’uscita da una situazione intricata. Soprattutto, e paradossalmente, per Intesa che rischia una multa, in teoria, fino a cinque miliardi e che si trova obbligata a far rispettare a terzi impegni che questi non avrebbero direttamente preso.
È infatti Intesa il garante delle richieste avanzate dall’Antitrust nel 2006, quando autorizzò la fusione tra Banca Intesa e Sanpaolo Imi. Uno dei punti cruciali è proprio la discesa «consistente» del peso di Crédit Agricole, allora uno dei primi azionisti della banca milanese, nel nuovo istituto post-matrimonio. Un Crédit Agricole che in quel momento entrava direttamente nel mercato italiano attraverso Cariparma e Friuladria. L’Antitrust chiese una riduzione della quota dei francesi sotto il 2% entro fine 2009 ma la stipula del patto con Generali è stata interpretata come una mossa in direzione totalmente opposta (insieme controllano quasi l’11% di Ca’ de Sass). Nonostante in giugno l’accordo sia stato «alleggerito», escludendo la collaborazione su temi in conflitto di interesse con Intesa e la possibilità di presentare liste comuni per gli organi societari. Non facile da risolvere è pure il rebus dell’Agricole, obbligato a conciliare esigenze divergenti. In Italia deve tagliare i legami con Intesa, in patria deve dimostrare che l’impegno nella banca italiana è strategico, pena il rischio di dover svalutare la partecipazione, con una minusvalenza che potrebbe arrivare a due miliardi di euro.
È stata la crisi finanziaria a mettere i bastoni tra le ruote a tutta la vicenda legata alla fusione Banca Intesa-Sanpaolo Imi. Il crollo delle Borse ha fortemente ridotto il valore di mercato della partecipazione del Crédit Agricole, rendendo troppo sconveniente la vendita delle azioni. A Parigi si guarda con fiducia alla modifica dei principi contabili Ias, prevista per fine 2009. Il rinvio concesso dall’Antitrust potrebbe dunque essere congeniale ad uno sblocco dell’impasse.
In rialzo i titoli coinvolti, nonostante la proroga dell’Antitrust sia giunta a mercati chiusi. Intesa Sanpaolo è salita del 3,53% (a 2,71 euro) nell’ultima seduta. Più 1% per Generali (a 16,15 euro); +0,77% alla Borsa parigina per Crédit Agricole (a 11,08 euro).

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