L’applausometro rilancia il patto con la Lega

MilanoL’applauso più fragoroso, più prolungato, ma soprattutto più convinto alla Festa della libertà al Lido di Milano, il popolo azzurro lo riserva guarda caso proprio a un ministro della Lega, Roberto Maroni, che parla della «grande unione tra noi e il Pdl», di questo «accordo su tutto», di un andare «d’amore e d’accordo che spazzerà via tutte le finte polemiche sulle elezioni regionali, che cercheremo di vincere insieme in tutte le regioni». Quell’applauso è parso così voler smentire i soliti corvi del malaugurio impegnati a sputar zizzania, con i loro lenti giri nel malaticcio cielo milanese, sull’alleanza di governo tra berlusconiani e bossiani. Quasi che la gente accorsa sotto gli alberi del Palalido avesse potuto ascoltare e raccogliere l’auspicio gettato lì ai cronisti, prima del dibattito pomeridiano sui risultati fin qui ottenuti dal governo, dal regista della kermesse, Ignazio La Russa. «Con la Lega - aveva scandito inarcando da par suo le sopracciglia il ministro della Difesa - è possibile una sintesi e la massima coesione».
Così, questo spontaneo embrasson-nous tra Pdl e Carroccio, più di vera pancia che di voluta maniera, è ciò che poi è balzato agli occhi e alle orecchie di tutti. Nessuna armonia precostituita, insomma, come sarebbe stato peraltro difficile pretendere da questa manifestazione - sorta di “prima volta” del Pdl nel genere festa di partito - che sarà del resto ricordata per tante cose ma certo non per quella che di norma si definisce «una macchina ben oliata». Eppure, tra un ritardo, un “buco” nella scaletta degli avvenimenti e una generale sensazione di sfilacciamento del tutto abbuonabile a chi non è propriamente gente del mestiere, ciò che conta è che il messaggio di «sintesi e coesione» tra le due anime della maggioranza sia arrivato. Forte e chiaro.
Applaude seria e convinta Maroni e i suoi inoppugnabili dati sulla lotta contro la criminalità organizzata e l’immigrazione clandestina anche Alice Rossi, filiforme universitaria ventenne di Rubiera, in quel di Reggio Emilia, che a sua volta costituisce un’altra new entry del Partito della libertà. È infatti lei la prima Miss Tricolore, titolo e fascia (che esibisce orgogliosa) istituiti proprio quest’anno per colmare così anche quell’ultima lacuna, fatta di polpacci affusolati in passerella, che ancora divideva il Pdl dal movimento padano.
«Avevamo ereditato una situazione disastrosa - ricorda parlando di sicurezza il ministro dell’Interno - e vi abbiamo messo mano subito, già nel primo Consiglio dei ministri, quello di Caserta. Ci eravamo impegnati a farcela nel corso della legislatura e invece abbiamo portato a termine il lavoro già nel primo anno di governo», fissando «regole certe da applicare con rigore, senza esenzioni per nessuno». Ed è per questo, va giù piatto Maroni, senza ricorrere come suo costume a perifrasi o inglesismi, «che i mafiosi sono incazzati con noi e ci minacciano». Perché non c’è stato un governo negli ultimi trent’anni, aggiunge, «che abbia fatto contro le cosche quello che abbiamo fatto noi in appena 15 mesi». Ovvero, nel dettaglio e in cifre, «una media di 8-10 arresti di mafiosi ogni giorno». Per non dire dei «4,3 miliardi di euro di beni sequestrati alla criminalità organizzata» che il ministro mette impietosamente a confronto con il miliardo e mezzo portato via alle cosche dal precedente governo di centrosinistra.
A ogni cifra, un applauso. Battimani che si sprecano anche quando il ministro ricorda l’impegno e i risultati nella lotta all’immigrazione clandestina, con quel meno 90% di sbarchi sulle nostre coste grazie alla politica dei respingimenti e con il dato attuale di «zero ospiti» nel centro di accoglienza di Lampedusa che ha restituito all’isola siciliana, sottolinea Maroni, il suo ruolo «di perla del nostro turismo».
Restando in tema si infiamma, il popolo del Pdl - e non poteva far altro - al rosso agitar di chiome e al veemente uso delle parole della ministra del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, scatenata in un’invettiva contro «questo partito di anti-italiani che ogni giorno, per difendere i propri faziosi interessi di parte continua a gettare discredito sul nostro Paese all’estero». Scelte a cui lei contrappone, da neo responsabile del dicastero da cui dipende «la nostra prima industria», i 2 miliardi di euro messi a disposizione dal governo - «un plafond senza precedenti» - a favore delle imprese del settore con problemi di accesso al credito.
L’applauso finale, quando sui Caraibi artificiali milanesi è scesa la sera e il risotto della cena di gala attende solo la mantecatura, lo raccoglie il presidente del senato, Renato Schifani che, riconoscendo alla Chiesa «il diritto di intervenire sui temi etici», ricorda però che se «nel Pdl ci sono molti soggetti che si riconoscono nei valori cattolici, esiste anche un’anima laica».

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