L’atto è falso? Si rischiano sei anni di prigione

Attenzione a quanto si scrive nella domanda di emersione. Le dichiarazioni del datore di lavoro e dello straniero devono corrispondere alla realtà. In caso contrario, il contratto di soggiorno che viene stipulato alla fine dell’iter è nullo e il permesso rilasciato al cittadino extracomunitario è revocato. Insomma, non vanno presentati atti falsi né documenti contraffatti o alterati.
Il rischio per chi scrive notizie false? Una denuncia penale e la reclusione da uno a sei anni per falsa dichiarazione.
Bisogna dunque evitare di fare domanda di emersione per soggetti che non ne hanno diritto. Infatti sono esclusi da ogni possibilità di regolarizzazione gli extracomunitari per i quali è stato emesso un decreto di espulsione, segnalati perché non ammessi nel nostro territorio, che risultano condannati anche in via non definitiva per reati in cui si prevede una pena dai 5 ai 20 anni o l’ergastolo. Oppure quelli condannati per reati di devastazione, saccheggio, sfruttamento della prostituzione minorile, violenza, furto con aggravanti, rapina, detenzione di armi da guerra e altri reati di corruzione o contro la Pubblica amministrazione.
La fedina penale di ogni straniero viene ovviamente controllata. Da chi? Dalla questura che esamina ogni pratica spedita dallo Sportello unico di competenza. Per esempio, da Milano la pratica virtuale viene esaminata sia dalla Direzione provinciale del lavoro sia dalla questura che può verificare l’esistenza di precedenti penali del lavoratore. Se sussistono, la pratica viene bocciata e lo straniero potrebbe essere denunciato o arrestato.
Ma questi sono casi limite. In genere, se la domanda è regolare, lo sportello unico convoca sia il datore di lavoro sia il lavoratore. Una volta verificata la documentazione richiesta e la ricevuta di versamento dei 500 euro, si firma il contratto di soggiorno. Subito dopo, il datore di lavoro dovrà firmare il contratto di lavoro all’Inps. Nelle grandi città, accanto allo Sportello unico saranno aperti degli sportelli Inps per poter effettuare le due procedure quasi in contemporanea. A Roma ne saranno disponibili cinque, quattro a Milano. Diversi saranno aperti anche a Torino, Brescia, Treviso.
L’ultima incombenza spetta solo al lavoratore straniero. Negli otto giorni successivi alla sua regolarizzazione, infatti, il lavoratore dovrà presentarsi in questura per la richiesta di permesso di soggiorno.

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