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L’ennesima vanteria: volevo far colpo sul Cav

L’ennesima vanteria: volevo far colpo sul Cav

Sarà anche uno dei tre «capi» di quella che per i Pm romani è un’«associazione per delinquere» segreta, «volta a condizionare» la vita della Repubblica, insieme a Flavio Carboni e ad Arcangelo Martino. Ma a leggere il verbale di Pasquale Lombardi salta fuori che il 77enne geometra-tributarista, rinchiuso nel carcere di Avellino, si scatenava in telefonate (inutili) e raccomandazioni (cadute quasi sempre nel vuoto) per farsi bello con i suoi amici giudici o con i politici. Anche col premier. Il tentativo (fallito) di influenzare la decisione della Consulta sul Lodo Alfano? «Ho tentato di interessarmi per acquisire meriti con il capo del mio partito, onorevole Silvio Berlusconi, affinché potesse ritenersi che ero in grado di arrivare anche a giudici della Corte Costituzionale», mette a verbale Lombardi lo scorso 10 luglio. E infatti, quando nonostante le telefonate e le «trame» la Corte Costituzionale boccia il Lodo, lo stesso Lombardi si sfoga con il sodale Martino: «Che figura di merda (...) noi non cumandamm’ manc o’ cazz». D’altra parte, nel suo interrogatorio il tributarista sembra quasi rivelare il bluff, quando ammette le telefonate con il presidente emerito della Consulta, Cesare Mirabelli, aggiungendo però che «ormai non conta più nulla».
L’anziano protagonista dell’indagine che ha rispolverato la massoneria, nelle nove pagine di verbale, ha spesso dei buchi di memoria. «Non ricorda» o «non sa nulla» del business dell’eolico e del tentativo di screditare il governatore campano Caldoro. Smentisce persino i contatti con il vicepresidente del Csm Nicola Mancino relativi al tentativo (stavolta andato a buon fine, non si sa se per merito della «P3») di favorire la nomina di Alfonso Marra a capo della corte d’Appello di Milano, salvo correggere il tiro quando i magistrati gli contestano un’intercettazione: «Effettivamente mi sono incontrato con Mancino con il quale avrò parlato incidentalmente della nomina di Marra». Quest’ultimo, spiega Lombardi, e gli altri due giudici per i quali «si spende», Gianfranco Izzo e Paolo Albano, sono «persone con cui ho rapporti di amicizia ultraventennale».

Che hanno chiesto aiuto a lui «perché ho molte conoscenze e amicizie nell’ambiente politico e giudiziario, e come si sa queste nomine sono influenzate in maniera determinante dalle quattro correnti in seno all’Anm e dalla politica, che può fare tutto». Quasi come la P3.
GMC-MMO

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