L’eredità pesante che fa rivalutare Marta

L’eredità pesante che fa rivalutare Marta

(...) oggi, ci sono dei vedovi inconsolabili. Che vedono in Marta il peggiore dei sindaci possibili (e può starci) e in Beppe uno dei migliori, se non il migliore dei primi cittadini immaginabili (e non può starci). Fra l’altro, la prima, quantomeno, se deve andare su una montagna, va alla Guardia o sul monte Fasce; il professore difficilmente si spostava se non per le valli svizzere o di rinomate località. Più raro vederlo girare in città.
Certo, negli anni di Pericu, Genova è molto migliorata, soprattutto in centro. Ma il merito è in gran parte della massa di soldi pubblici che - dalle Colombiane al 2004 anno europeo della cultura, passando per i mondiali di calcio e per il G8 - si è riversata sulla città. Insomma, a fare bella la città con i soldi del governo centrale, sono capace anch’io.
Ma poi c’è l’eredità. Eredità pesante. Eredità fatta di polvere sotto il tappeto. Eredità fatta di scelte, fino all’ultimo, il cui conto sarebbe stato comunque pagato da chi veniva dopo, chiunque fosse: da vicende come l’Acquasola, su cui fanno benissimo i costruttori della Sistema Parcheggi a difendere i loro diritti acquisiti, ma che forse sono state gestite male a monte, ai derivati della Spim, fino all’Ami, prima fondata e poi affondata, e a mille scatole cinesi partecipate che non sono servite a nulla, se non a moltiplicare i consigli e soprattutto i consiglieri di amministrazione. Insomma, non tanto e non solo Pericu - persona anche gradevole personalmente - ma tutto il «sistema Pericu», non può essere citato come esempio. Nemmeno dai vedovi inconsolabili. Di centrosinistra e (sic) di centrodestra.
Centrodestra dove - bisogna dargliene atto - solo Alberto Gagliardi ha continuato ad attaccare Pericu quando a molti faceva comodo far ricadere tutte le colpe del mondo sulla Vincenzi. Ma, avendone lei già molte, sarebbe sciocco attribuirle anche quelle (poche) che non ha. Mentre in tanti facevano a gara ad arruolare i Pericu-boys sotto le loro insegne, come se portassero voti, fra l’altro.
La normativa del piano urbanistico comunale che permetteva di demolire sul Polcevera e di ricostruire ad Albaro era la ciliegina sulla torta. La sua bocciatura da parte del Tar, l’ennesima conferma di una politica che - nonostante i continui richiami della magistratura amministrativa - non ha mai voluto guardare cosa stava succedendo davvero. Insomma, siamo al fallimento di un sistema, prima ancora che di una delibera.
Fallimento che trova aspetti farseschi, come avviene in ogni tragedia che si rispetti. Basta leggere, ad esempio, l’ordine del giorno originario della seduta di oggi del consiglio comunale, spedito alle redazioni già dopo la bocciatura del Puc. Punto 1) «Proposta numero 00019/2010 del 18 marzo 2010 preventivo assenso ex articolo 59 - comma 2 - lettera a) della legge regionale numero 36/97 e s.m. per la promozione di una variante al Puc ex articolo 43 della stessa legge, per la ristrutturazione del complesso immobiliare sito in via Quarto - località capo san Rocco - Municipio IX Levante. Approvazione di variante alla zonizzazione acustica».
Mi scuso per l’italiano, che è quello dei verbali e degli ordini del giorno e per la pedanteria della citazione, ma serviva. Siamo al surreale: si vota una variante al Piano urbanistico comunale che non c’è più, che non vale più.
Con una certezza: dieci anni di Pericu, ne rivalutano due di Vincenzi. Credo sia la colpa più grave.

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