L’esercito dei «novellini» parte all’assalto di Londra

«Non è tempo per novellini», avvertiva Gordon Brown al congresso laburista di Manchester 2008. Giovane età e scarsa esperienza: il premier puntava il dito contro i «difetti» del rivale David Cameron, per rimarcare che solo lui - una navigata storia di governo alle spalle - era l’uomo giusto alla guida del Regno Unito. A due anni dalla stoccata lanciata contro il leader dei tory e nel giorno in cui l’Inghilterra va alle urne per decidere chi traghetterà il Paese fuori dalla peggiore crisi economica degli ultimi settant’anni, il rischio che Brown voleva esorcizzare si è addirittura amplificato. Qualunque sia l’esito del voto - i sondaggi continuano a prospettare un Parlamento senza una maggioranza assoluta, con una lieve rimonta laburista e una possibile alleanza tra tory e unionisti dell’Ulster per la nascita di un nuovo governo - l’esercito dei novellini è alle porte, pronto a dare l'assedio a Downing Street.
David Cameron, 43 anni contro i 59 del premier in carica, è l’uomo che sta facendo tremare i laburisti e che ha forti chance di diventare nuovo premier interrompendo 13 anni di potere «rosso» incontrastato. Durante il suo primo «question time», il confronto diretto in Parlamento con Tony Blair, dipinse l’allora premier in carica come un rottame, gelandolo con una battuta memorabile: «Lei era il futuro. Un tempo». Poi toccò a Gordon Brown, definito «un politico analogico in un’era digitale» -. Per affrontare la sfida, Cameron non solo ha opposto il «cambiamento» all’«esperienza», ma si è circondato di «novellini» come lui, candidando al ministero più importante e più delicato, quello delle Finanze, George Osborne, 39 anni, un «principiante», spesso criticato per la sua inesperienza. Se dovesse entrare all’11 di Downing Street Osborne sarebbe comunque un ministro in linea con la giovane età e inesperienza dei suoi colleghi: Michael Gove, 42 anni, alla Famiglia, Jeremy Hunt, 43, alla Cultura, Theresa Villiers, 42, ai Trasporti, Sayeeda Warsi, 39, alla Coesione sociale.
Non solo Cameron e i tory alla guida dell’esercito di principianti di questa elezione. Il più novello di tutti in realtà è Nick Clegg, 43 anni anche lui, la vera sorpresa di questa campagna, l’uomo che ha trasformato il partito liberaldemocratico in ago della bilancia e che ha segnato già la morte del bipolarismo britannico. Così novello - è finito alla guida del partito nel 2007 - da non essere nemmeno considerato uno sfidante prima dei dibattiti tv che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico. Nonostante il sostegno dell’elettorato e della stampa progressista, che ha ufficialmente dichiarato di preferirlo a Brown, su Clegg restano le perplessità di chi teme che la sua capacità di azione politica possa rivelarsi un flop finito l’innamoramento dell’opinione pubblica.
Ma ad assediare Brown - e questa non è una novità - ci sono anche i novelli del Labour pronti a entrare in gioco se il partito fallisse oggi la sua missione e si aprisse finalmente la corsa alla successione del premier. Quella frase pronunciata da Brown a Manchester nel 2008 - «this is no time for a novice» - pare fosse diretta anche a David Miliband, che già allora era stato scelto dai blairiani per tentare di far fuori Brown. Promosso ministro degli Esteri ad appena 41 anni, David ha il record di titolare del Foreign Office più giovane degli ultimi trent’anni. Sia lui che il fratello Ed, 39 anni, ministro dell’Energia e del Cambiamento climatico, faranno strada al di là delle cicliche voci che li vedono come ottime pedine per tentare lo scacco al re.
Giovani e con scarsa esperienza i candidati in corsa per Downing Street ma anche gli elettori che dovranno sceglierli. I dibattiti televisivi hanno avuto il merito di coinvolgere molti «novelli» elettori. Sono almeno 500mila i nuovi iscritti alle liste elettorali, che hanno scelto di partecipare al voto scaricando un semplice modulo via Internet. Circa il 40 per cento delle «new entry» ha tra i 18 e i 24 anni. Non avranno esperienza di governo, ma i novelli hanno avuto almeno il merito di attirare l’attenzione dei coetanei. Chiunque vinca oggi - dicono gli analisti - questa è già la vittoria della democrazia.

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