L’INTERVISTA ALBERTO CONTADOR

La decana delle classiche, la corsa della verità, la gara più dura, severa e giusta assieme al Lombardia. La Liegi (diretta tv su Raitre dalle ore 15 e su Eurosport dalle 14.15) è anche il concentrato che più concentrato non si può di una tappa dolomitica o alpina, che da sempre fa l’occhiolino a chi ha doti di fondo e recupero, come i cacciatori di corse a tappe.
«È una corsa a tappe fatta tutta d’un fiato», dice Alberto Contador, numero uno del ciclismo mondiale, il più forte corridore del mondo nei Grandi e piccoli Giri, con due Tour, una Vuelta e un Giro già in bacheca, a soli 27 anni. Atleta riflessivo e ambizioso, a tal punto da essere proprio lui a chiedere di misurarsi nelle grandi classiche di un giorno: come mai questa scelta?
«Dopo la Parigi-Nizza sono andato da Beppe Martinelli, il mio diesse (è stato il tecnico anche di Marco Pantani, ndr), e gli ho chiesto cosa ne pensava se quest’anno avessi corso anche la Freccia e la Liegi. “Se lo fai ti fa soltanto bene”, mi ha detto. Io non ci ho pensato su due volte».
Liegi-Bastogne-Liegi, edizione numero 96, con la sua storia centenaria, il suo bellissimo albo d’oro, le sue dieci “cotes”, che ti logorano chilometro dopo chilometro (oggi saranno 258). Dopo l’amaro terzo posto alla Freccia, ora la rivincita sulle “cotes” della “doyenne”...
«Ho deciso di correre Freccia e Liegi perché fanno parte della storia del ciclismo, perché sento di poter far bene anche in corse di un giorno. Alla Freccia mi sentivo bene ma non benissimo. Ad un certo punto ho temuto di non poter vincere, poi mi sono illuso di aver vinto. Sul più bello Evans mi ha rubato un sogno. Ho perso per esuberanza, eccessiva sicurezza, ma ci può stare. Beppe (Martinelli, ndr) me l’aveva detto: per queste corse occorre tanta esperienza. Adesso però c’è la Liegi, una gara dura, difficile, che premia campioni di grande spessore. Favorito? Non scherziamo. Io spero di essere lì a giocarmela, ma ci sono corridori più esperti e dotati del sottoscritto: soprattutto più veloci nel caso di un arrivo in volata. Gente come Gilbert, Evans, i fratelli Schleck, Valverde ma anche i vostri Cunego e Nibali».
Con Evans, Nibali e i fratelli Schleck dovrà fare i conti anche al Tour.
«È il mio grande obiettivo stagionale. Andrò a visionare le tappe dei Pirenei e delle Alpi, poi farò il Delfinato. In verità il mio progetto Tour parte già domani: andrò a visionare la tappa di Arenberg, quella del pavé. Mi sembra difficile e complicata, soprattutto per uno come me che non sa nemmeno cosa sia il pavé».
Niente Giro quest’anno. E la Vuelta?
«La Vuelta potrebbe rientrare nei miei piani, ma non è detto che il prossimo anno non venga al Giro. È una corsa che mi piace e poi io penso che un corridore debba correre tutto l’anno, nelle corse più importanti della stagione. Io non voglio diventare un corridore ossessionato solo da un grande obiettivo. Io non sono un corridore specialistico».
Non è come Armstrong?
«No, lui è unico». Ride.

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