L’INTERVISTA L’EX SENATORE

Roma«Sono appena arrivato a casa, ora avrò un paio d’ore per stare con la mia famiglia. Mio figlio più piccolo tornerà da scuola tra poco».
La voce di Nicola Di Girolamo si ferma, quando lo dice. Parla al telefono, e c’è un respiro leggermente affannoso che arriva dall’altra parte: di chi ha fretta, di chi sta correndo, di chi conta i minuti.
In Senato si dibatte di questioni tecniche: era meglio prima invalidare la sua nomina o prima votare le dimissioni? La capogruppo Pd Anna Finocchiaro, con la consueta energia, ne fa una questione vitale per l’aula.
Al quartiere Prati, tra le mura di casa, il senatore aspetta il voto. È appena tornato, l’ultimo compito istituzionale è assolto: ha parlato davanti ai colleghi dell’assemblea, ha ritirato il cappotto ed è andato via.
Ora prepara una piccola valigia, prima di trasferirsi in carcere, spontaneamente, o in caserma. Sta decidendo. Si ha l’impressione di un silenzio affollato alle sue spalle, oltre il telefono, nella casa dove si contano i minuti. Ci sono la moglie, Antonella, e il figlio più grande con lui.
«I libri non so se portarli, forse non me li fanno tenere».
Magari questo primo periodo non sarà lungo, la custodia cautelare in carcere ha un termine.
«Lei crede? Io non ci credo invece, penso che sarà lungo, questo tempo».
Cosa sta facendo in questo momento a casa?
«La prego, una cortesia, non dica a nessuno che sono a casa. Ho solo qualche ora».
Non si preoccupi.
«Ci sono già molti giornalisti qua sotto, vorrei che si sappia il meno possibile dove mi trovo. E vede, la mia vita è stata azzerata e io ora vorrei stare qui, tranquillo, con la mia famiglia, un paio d’ore».
Parlerà un’ultima volta oggi ai suoi figli?
«Adesso è meglio uno sguardo, un sopracciglio inarcato, di una parola. Il mio percorso è iniziato già da ieri, quando ho presentato le dimissioni».
Da allora si sta preparando ad andare via?
«Sì, è già partito tutto da lì, ho passato l’ultima notte con loro e sapevo che era l’ultima notte».
Ha dormito?
«È da martedì che io non dormo. Qui in questa casa noi non dormiamo da quel giorno. Anche se i miei figli hanno continuato esattamente a seguire i loro impegni. Il piccolo è sempre andato a scuola, il grande all’università. Anche oggi».
In Senato oggi lei ha ricevuto un applauso, il suo discorso ha riscosso un sentimento di rispetto anche in parte dell’opposizione.
«Quello che vorrei adesso è instillare il germe del dubbio, perché sa, in questi giorni non c’è stato nessuno che abbia avuto dubbi, su di me».
Non le fa paura la lentezza di questa giornata?
«È uno stillicidio che va avanti da una settimana, perché io avevo già assunto la decisione di dimettermi. È un’attesa di giorni, queste sono proprio le ultime ore. Però io adesso la devo lasciare, devo stare un po’ con loro, mi rimane poco, prima di andare».