L’Italia a rischio collasso senza l’aiuto dei religiosi

Rispondo all’invito di Feltri e mi permetto di aprire il dibattito sull’8 per mille alla Chiesa.
La mia premessa è che sono praticamente cresciuto negli oratori, perché erano l’unico luogo sicuro in cui i genitori mi lasciavano andare da bambino, che fino a che non sono partito per il servizio militare ho sempre frequentato gli ambienti religiosi e che, andato in pensione, continuo a collaborare con Congregazioni religiose.
Ho raggiunto i 70 anni e né a me né a migliaia di persone che ho conosciuto e frequentato è mai capitato di essere molestato in questi ambienti. Naturalmente non contesto l’esistenza di mele bacate, ma rifiuto di fare di ogni erba un fascio. Perché se si ragiona così bisogna aiutare la disgregazione della famiglia, dato che è statisticamente dimostrato che la maggior parte delle violenze avviene nell’ambito familiare.
Ora succede che un costruttore che ha effettuato dei lavori presso una Congregazione, al momento della presentazione del conto abbia detto: «Padre, devo dei soldi a tizio e a caio; sia cortese, anziché pagare me paghi loro». E il religioso ha eseguito l’incarico ricevuto, annotando scrupolosamente entrate e uscite su un brogliaccio. Il costruttore ha in realtà abusato della buona fede dell’economo, e i pagamenti sono serviti a costituire fondi neri. Avutane notizia, l’economo ha immediatamente messo il suo brogliaccio a disposizione, su richiesta degli inquirenti.
Su questa base viene ipotizzata l’ipotesi che molte persone, disgustate, cessino di dare l’otto per mille alla Chiesa cattolica.
Vorrei chiedere se la gente è al corrente del fatto che ogni anno decine di missionari vengono massacrati solo perché propagano la nostra fede e predicano contro le ingiustizie; a fianco a loro, migliaia di cristiani; ma le persecuzioni, se fatte dagli altri, non fanno notizia.
Mi chiedo dove lo Stato metterebbe i giovani se non esistessero gli oratori, se i religiosi non gestissero tante scuole materne e asili; cosa succederebbe del cosiddetto terzo settore se mancassero i sacerdoti nelle carceri e negli ospedali, se non esistessero in Italia e nel mondo le mense dei poveri, la Caritas, il Cottolengo, il Don Orione, il Don Guanella, il Don Bosco, il Murialdo, il Cavanis, per limitarsi ai più conosciuti.
Mi chiedo poi se la gente è adeguatamente informata sul fatto che lo Stato, finanziando (per modo di dire) la scuola e la sanità privata, gestita in modo maggioritario da religiosi, risparmia miliardi, o se la persistente propaganda delle sinistre è riuscita a far credere che il finanziamento copra tutte le spese; da notare in più che la scuola privata surclassa ormai la scuola pubblica e che nelle case di riposo e negli ospedali gestiti dai religiosi il trattamento umano e sanitario è quanto di meglio si possa trovare nel nostro Paese.
Per non parlare poi, in termini bassamente economici, dei profitti che vengono allo Stato dal turismo religioso, forse la prima industria in Italia.
In sostanza, ritengo che il bene che la Chiesa fa in Italia e nel mondo (le altre religioni non costruiscono ospedali, ma solo luoghi di propaganda e culto) vada riconosciuto e sia nettamente superiore al male che qualche mela bacata - che questo pontificato non protegge, anzi - può aver fatto nel suo ambito; così come il fiume di denaro che i religiosi profondono in beneficenza senza nulla chiedere in cambio compensa abbondantemente l’ingenuità di un anziano economo che in buona fede credeva di fare del bene.
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