L’opposizione a tre punte rischia di perdere anche il vicepresidente

Marco Doria ha presentato la sua giunta. Avrà fatto fatica, ha certamente deluso molti, in particolare quelli che gli facevano già i complimenti per i nomi degli assessori che invece lui ha trombato. Ma alla fine una giunta l’ha messa insieme. Ora la palla avvelenata rimbalza nel campo dell’opposizione in Comune. Che di posti a disposizione ne ha molti meno, e che ha invece molti più pretendenti.
Niente di più facile che si aprano dispute interne alle liste. Il primo nodo che dovranno sciogliere i partiti è quello del vice presidente del consiglio comunale che spetta alla minoranza. Lista Musso, Movimento Cinque Stelle e Pdl rivendicheranno lo stesso diritto. I sostenitori del senatore in qualità di reali antagonisti e sfidanti al ballottaggio. I grillini perché vera sorpresa del voto. Il Pdl in quanto partito di riferimento del centrodestra. Esclusa con ogni probabilità che Enrico Musso chieda per sé l’incarico, potrebbe comunque proporre sua sorella Vichi, forte delle 714 preferenze ottenute, o anche colui che è riuscito a batterla per pochi voti, Pietro Salemi, che è arrivato a quota 729. Tra loro potrebbe anche uscire il nome del capogruppo. I grillini invece potrebbero pagare la scarsa presa nella popolazione dei singoli candidati, visto che nessuno ha superato i 153 consensi personali, ma soprattutto un’inesperienza politica che è richiesta a un vice presidente di assemblea.
L’altra lista che avrà problemi a scegliere a chi affidare i posti di maggior prestigio è quella del Pdl. La logica e il rispetto degli elettori sembrano non lasciare dubbi sulla necessità di garantire a Lilli Lauro il posto da capogruppo, un ruolo politico per la quale la battagliera consigliera uscente si è dimostrata più che pronta. Le sue 1.116 preferenze che le hanno permesso di staccare di oltre 300 voti il più diretto inseguitore e la grinta che tutti le hanno sempre riconosciuto potrebbero essere le armi più indicate per combattere una difficile battaglia come quella che aspetta un Pdl in crisi di fiducia e d’identità di fronte a una maggioranza estremista come quella di Marco Doria. Per un ruolo di garanzia come quello del vice presidente del consiglio sono comunque assai indicati altri due esponenti votatissimi nel partito: Stefano Balleari, vicepresidente uscente forte di 793 preferenze, e Matteo Campora, ex capogruppo accreditato di 672 voti, godono anche della stima di buona parte della maggioranza. Per loro potrebbe anche essere ritagliato un posto da presidente della commissione Affari Istituzionali e Generali che, avendo compiti di garanzia e di controllo, è affidato per statuto alla minoranza.
Improbabile però che il Pdl possa ottenere sia il posto del vice presidente, sia quello di presidente della commissione. A questo punto entrerebbero in ballo difficili giochi di alleanze trasversali. Perché l’elezione per tali incarichi istituzionali avviene a scrutinio segreto. E mai come in questa situazione, l’opposizione (forte di 3 gruppi con 5 consiglieri più Edoardo Rixi per la Lega) non è in grado di decidere con certezza il proprio rappresentante. Attraverso non difficili e probabilissimi calcoli, la maggioranza di Marco Doria potrebbe addirittura prendersi l’intero ufficio di presidenza. In caso di «lite» in seno all’opposizione, o anche solo in caso di mancato accordo con gli altri da parte di uno solo dei gruppi da 5 consiglieri, basterebbe agli uomini del sindaco dividersi esattamente i nomi da votare per far eleggere, con 12 voti ciascuno, i due vice presidenti. Sarebbe una grave caduta di stile, ma da parte di un sindaco che si vanta di non essere il sindaco di tutti i genovesi non ci sarebbe neppure da stupirsi più di tanto. Soprattutto se, con la scusa che l’Italia dei Valori non è entrata in giunta (e pare parecchio infastidita dal trattamento ricevuto), venisse fatto passare un eventuale vice presidente Idv come appartenente alla minoranza o quantomeno a una forza che garantisce solo appoggio esterno alla giunta.
Per non correre rischi, l’opposizione dovrà trovare un accordo, un punto di sintesi. E marciare sempre più compatta possibile, magari per raccogliere i pezzi che presto potrebbe perdere il sindaco.

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