da Roma
Ha ammorbidito i sindacati, ha pettinato Fausto Bertinotti, è riuscito pure a rimandare a settembre la resa dei conti con la sinistra radicale. Ma la parrucchiera di sua moglie, quella no, non è riuscito a convincerla. La coiffeuse della signora Flavia infatti lavora da quando aveva 14 anni e adesso ha paura di andare in pensione troppo tardi. Il premier la rassicura: «Non cambia niente, chi non aveva dei vantaggi ora non ha degli svantaggi. E poi forse ha ragione Roberto Benigni, quando sostiene che letà giusta per mettersi a riposo arriva a 95 anni».
Chissà, magari farebbe bene a spiegarlo a quelli dellala sinistra della sua coalizione, da dove provengono squilli di guerra. Il Pdci prepara le barricate in Parlamento e Rifondazione a ottobre consulterà la base per decidere se restare nella maggioranza. Romano Prodi però non si scompone: «Questi malumori sono del tutto normali. Anzi, mi meraviglierei del contrario, se non ci fossero proteste. Ma quello che alla fine è emerso è che noi abbiamo fatto una cosa seria, pulita, di giustizia, e che allo stesso tempo abbiamo aiutato il raggiungimento di un equilibrio di medio e lungo periodo delle finanze pubbliche italiane». Il Professore quindi è soddisfatto: «Era proprio quello che volevamo fare, rimediare a uningiustizia e tenere i conti a posto».
Riuscirà tanto ottimismo a reggere alla prova dei fatti? Il rischio è che il profondo malumore che in queste ore alimenta i fuochi interni del Prc e del Pdci si possa scaricare sulla tenuta della maggioranza. Rifondazione e Comunisti italiani presenteranno emendamenti per cambiare i termini dellaccordo e al Senato, dove i margini sono ristretti, si preannuncia il solito thrilling. Turigliatto, Giannini e Rossi hanno già detto che voteranno no, ma anche altri sono sul piede di guerra. Dice ad esempio Claudio Grassi, Prc: «La senatrice Finocchiaro si dichiara tranquilla sullapprovazione in Parlamento della legge sulle pensioni, però mi pare che sottovaluti gli enormi problemi che si sono aperti. Lintesa infatti contraddice il programma e Rifondazione ha espresso contrarietà a sostituire lo scalone Maroni con degli scalini». Ma sullaltro fronte le componenti centriste non accetteranno correttivi. Avverte Massimo Donadi, capogruppo Idv: «Chi nella maggioranza promette di dare battaglia, sappia che per quanto ci riguarda di quel testo non cambierà una virgola. Dietro langolo ci sono solo nuove elezioni, oltre ovviamente il mantenimento dello scalone Maroni».
Il Pdci non ci sta. «Sono molto irritato - sibila Oliviero Diliberto -, la delusione è grande. Agli elettori avevamo raccontato, tutti insieme, cose diverse. Ma siccome questaccordo sindacale va tramutato in legge, noi proseguiremo la nostra lotta in Parlamento. La nostra pazienza è grande ma non inesauribile». E aggiunge Marco Rizzo: «Lintesa è peggio della Maroni, organizzeremo una mobilitazione generale».
Si profila dunque, oltre allo scontro classico tra massimalisti e riformisti, una sorta di concorrenza interna tra i due partiti comunisti. Un derby Prc-Pdci per la conquista della stessa fetta di elettorato. La partita si giocherà probabilmente in autunno e su campi anche diversi. Rifondazione, dopo aver perso il braccio di ferro sulle pensioni, chiederà alla base se uscire dal governo. Racconta il segretario Franco Giordano: «Consulteremo il nostro popolo sulle scelte, sui programmi e sulla collocazione, decideremo insieme se continuare o se è il caso di lasciare». Lobbiettivo minimo è quello di riscuotere politicamente da qualche altra parte. Dove? Basta sentire Giovanni Russo Spena, capogruppo al Senato: «Loffensiva dellala moderata dellUnione è impressionante.
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