L’ultimo affronto per Nosferatu: un vampiro macho e in canotta

Succhiavano il sangue. Erano pallidi, calvi, con orecchie a punta e dita affilate. Poi, alle prime luci dell’alba, andavano a dormire nella bara piena di terra contaminata dalla peste nera e, se volevi ammazzarli, dovevi spaccargli il cuore col punteruolo. Roba da far tremare vene e polsi, quando vampiri degni di tal nome si chiavano Nosferatu, cioè «non spirato» (in romeno), dunque sempre in cerca di colli femminili o braccia infantili. Proprio come il conte Dracula del film muto di Friedrich Wilhelm Murnau, quel Nosferatu (1922) che prese le mosse dal romanzo di Bram Stoker Dracula. Il principe della notte (1897). Pagine d’orrore, che hanno ispirato pure il visionario tedesco Werner Herzog, complice un grande Klaus Kinski, perfetto mentre s’incurvava sulle sue vittime per abbeverarsi al loro plasma.
Tutto questo appartiene a un passato etico-estetico davvero remoto: con la comparsa di Twilight sulla scena horror, l’immagine vampiresca si è profondamente modificata. La nota cinesaga, destinata al pubblico adolescente, ha lanciato la moda dei giovani vampiri in lotta con la propria natura. Dunque si tratta di «non spirati» attraenti come Robert Pattinson, che nel ruolo del succhiasangue Edward Cullen ha impresso una svolta al genere, mostrando il lato debole, femminile e conflittuale di queste creature notturne. Capaci d’innamorarsi di ragazze carine, fare vita da college e frenare i propri istinti sanguinari in nome dei sentimenti. Siamo agli antipodi del male assoluto, rappresentato fino a ieri nei panni scuri dei principi della notte. Pattinson, comunque, il beniamino delle teen-agers, appare pallido e indossa lenti a contatto rosse, per assumere l’aria vampiresca, ma sfoggia un ribelle ciuffo rock. Proprio come i suoi jeans e le sue magliette da ragazzo qualunque, che mandano un messaggio rassicurante, quasi ordinario. A detrimento del genere, per i cultori dei film «succhia e gemi», come s’intitola una serie web americana, dedicata ai vampiri: «Suck and Moan».
E mentre negli Usa si prepara l’ultimo sequel della Twilight Saga, pronto per novembre 2012, a fine estate fa discutere Fright Night, remake in 3D dell’omonimo film datato 1985 e che dovrebbe - in linea teorica - ricollocare il vampiro nella sua antica posizione di canaglia fatta e finita. Il film horror di Craig Gillespie, uscito la settimana scorsa nei paesi anglofoni e da noi in arrivo a settembre, vede Colin Farrell come un pericoloso vampiro della porta accanto. Un essere ad alto tasso di seduzione, che si chiama Jerry e indossa una logora canottiera sexy, adatta a evidenziare i bicipiti da macho della star irlandese. Muovendosi come un felino, Jerry sembra amico di tutti, nel desertico sobborgo di Las Vegas, dove vive porta a porta con l’amico Charley. Però, invece di camminare, scivola via. Invece di mordere una mela, la divora con voluttà sospetta, facendone colare il succo in modo impressionante... «Spero che questo film non segni il mio suicidio artistico. Dopo tanti film impegnati, cercavo una parte che non mi coinvolgesse emotivamente, o psicologicamente», ha dichiarato Colin, che qui spinge il pedale satirico a lui caro, negli ultimi tempi (vedi la commedia demenziale Come ammazzare il capo e vivere felici).

Lo spettatore, però, viene coinvolto in un gioco d’ansia frenetica, anche per via degli effetti in 3D: le casette apparentemente disabitate; la madre single di Charley quale vittima designata e il deserto intorno a Las Vegas evocano un terrore vecchio stile, istillando un’angoscia surreale che fa giustizia dei vampiri in tiro alla True Blood (la serie sexy truculente americana) e dei vampiri da discoteca di Twilight.
Forse è la fine del look fighetto inaugurato dal Dracula di Bram Stoker firmato Coppola, con Gary Oldman vestito da lord e l’inizio di quello sexy super macho.

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