L’uomo che non s’arrende al male adesso rischia la fine di Eluana

Salvatore Crisafulli, il siciliano risvegliatosi dal coma vegetativo ma ancora oggi totalmente immobilizzato, non ce la fa più. Il suo caso era stato portato all'attenzione dei media al tempo della faccenda di Eluana, in quanto, sebbene nelle stesse condizioni, Crisafulli rifiutava l'eutanasia e voleva vivere. Si era addirittura rivolto al padre di Eluana perché desistesse dal lasciar morire la figlia di inedia. Ma adesso le cose sono cambiate ed è giusto che scoppi un «caso Crisafulli».
Infatti, si tratta di un caso davvero emblematico, perché chi chiede l'eutanasia per sé lo fa solo e sempre per disperazione, disperazione da mancanza di aiuto. Purtroppo la politica, anche la migliore, spesso dimentica in fretta. Così, adesso il fratello di Salvatore, Pietro, minaccia di gettare la spugna. Infatti, colmo di sfortuna, anche un altro fratello, per un incidente, è rimasto immobilizzato. Pietro è rimasto solo a dover accudire Salvatore che avrebbe bisogno di assistenza specialistica, con macchinari appositi, a casa sua.
La Regione non ha ancora dato segni di vita e Pietro, che non sa più come fare, dichiara forfait. Dopo l’appello, tre politici si sono dati una mossa: i deputati (tutti Pdl) Alessandro Pagano, Giuseppe Marinello e la senatrice (sempre Pdl) Laura Bianconi. Quest'ultima ha chiesto al senatore Ignazio Marino (Pd), presidente dalla Commissione d'inchiesta sulla efficacia ed efficienza del Servizio sanitario nazionale, di attivarsi e Marino ha promesso l'invio di ispettori in Sicilia. La Bianconi, componente della stessa commissione, ha altresì chiesto al ministro Fazio di intervenire presso il governatore Lombardo. Più severo Pagano, che esplicitamente accusa Lombardo di non avere mai trovato il tempo nemmeno per una visita; pure la Asl competente - dice Pagano - ha brillato per assenza. La doverosa indignazione dei tre (che si spera aumentino di numero) è stata affidata alle agenzie e l'intervista del Giornale a Pietro Crisafulli è stata interrotta per l'arrivo dei Nas. Speriamo che sia l'inizio della fine dell’incubo.
Pietro, dopo averle provate tutte, ha intenzione di portare il fratello in Belgio, dove la legislazione non farà difficoltà a consentire di «terminarlo». Certo, è triste dover constatare che in un Paese moderno un disgraziato debba essere costretto ad attirare l'attenzione dei media (e, quindi, dei politici) minacciando gesti estremi e in grado di «bucare il video», come si suol dire. È vero, l'opposizione cerca di fare le scarpe al governo in ogni maniera e la maggioranza passa l'esistenza a difendersi. Ma anche il cinismo deve avere un limite.
Dopo la battaglia sul caso Englaro, vinta dalla sinistra, questa sul caso Crisafulli non può essere persa dalla destra per superficialità. È inutile, infatti, sbandierare principi quando non si è disposti a scendere sul terreno della realtà quotidiana. Il popolo votante non è stupido. E il caso Crisafulli, se non affrontato e risolto alla luce dei princìpi conclamati, diventerà una delle bandiere della sinistra, la quale avrà buon gioco nel dire: la destra blatera per tenersi buona la Chiesa ma poi, nei fatti, la pensa come noi.
È sostanzialmente d'accordo Alessandro Pagano; Salvatore Crisafulli, uscito dal coma nel 2005, rivela, come può, di essere stato sempre vigile. I fratelli, che lo accudivano, si erano esposti a favore della vita e anche Berlusconi, di persona, aveva approvato la loro iniziativa. Il governatore Lombardo, in effetti, inizialmente si era recato dal malato. Ma servono macchinari sofisticati di cui le Asl siciliane non dispongono. Dopo l’incidente all’altro fratello, Pietro, da solo (e con una madre anziana), non ce la fa più: «Ci hanno abbandonati al nostro destino, allora meglio farlo morire: lui è al corrente di questa nostra decisione ed è d'accordo». E aggiunge che «da sette anni promettono un piano ospedaliero personalizzato a casa per lui, che non è stato mai realizzato». Continua, tuttavia, a protestarsi pro vita: «Camminerò con la testa alta perché ho combattuto per la vita di mio fratello Salvatore. Lui non morirà di stenti, di fame e di sete, ma se ne andrà via dormendo». Il viaggio della disperazione è per domenica. Riuscirà la politica a fermarlo?
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