Le "regole trattate come orpelli" per tirare su una torre di 24 piani, alta precisamente 82,25 metri, grazie a una "fantasiosa e diabolica" Scia, ossia un'autocertificazione, un "titolo edilizio inesistente nell'ordinamento", invece che con un permesso di costruire e un piano attuativo previsto dalla normativa per le nuove costruzioni. Ieri il pm Marina Petruzzella ha pronunciato la prima requisitoria di uno dei tanti procedimenti nati dalle inchieste sull'urbanistica, quello sulla Torre Milano di via Stresa. Un progetto impattante "spacciato" per ristrutturazione di un edificio preesistente. La rappresentante dell'accusa ha parlato per oltre quattro ore, ma non ha concluso e non ha formulato le richieste di condanna. Lo farà nell'udienza fissata davanti alla Settima sezione per il prossimo 2 aprile. Poi sarà il turno delle difese.
Nel processo sono imputati Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, e altre sette persone tra imprenditori, tecnici e funzionari di Palazzo Marino. Le accuse sono di abuso edilizio e lottizzazione abusiva. Per il pm, la costruzione di via Stresa è stata realizzata in violazione dei "limiti inderogabili di altezza, volumi edilizi e standard urbanistici". Il tutto con un "atto illegittimo" e senza prendere in considerazione "l'interesse pubblico, ma la scelta architettonica fu solo quella di favorire l'imprenditore, senza alcun vantaggio per la comunità, ma anzi con un danno". Al centro della questione - per la Procura - anche il ruolo della Commissione paesaggio nell'iter di valutazione del progetto. Dopo un iniziale parere negativo, nel febbraio del 2018, si è arrivati nel maggio dello stesso anno "con un triplo salto mortale" a dare il via libera. Affermando, sottolinea il pm, che la nuova costruzione non doveva inserirsi armonicamente nel contesto degli edifici circostanti, bensì "intrecciare nuovi legami con le costruzioni visibili in lontananza", vale a dire con i grattacieli di Porta Nuova. "E per fortuna - sferza Petruzzella - che non doveva dialogare con l'Empire State Building...".
Il pm ha poi parlato di uno degli elementi chiave delle contestazioni, quella "determina dirigenziale" che fu firmata sempre nel 2018 da Oggioni e dall'altro ex dirigente comunale imputato, Franco Zinna. Una determina che non solo per la Torre Milano ma anche per altri progetti su cui i pm hanno indagato, "ha introdotto questa prassi di una generalizzata deroga alle norme morfologiche, violate, e ha creato così guasti urbanistici, anche sulle monetizzazioni", cioè i soldi dovuti come oneri di urbanizzazione dagli imprenditori, che sarebbero stati calcolati al ribasso. "Solo la legge dello Stato può disciplinare i titoli edilizi", ha sintetizzato Petruzzella. E invece i dirigenti comunali "inventarono la Scia con atto d'obbligo" per bypassare i necessari piani attuativi.
Le contestazioni, conclude il pm, si basano non "su originali e stravaganti incursioni della Procura ma principi fondamentali di legge". Sempre ieri, davanti alla Decima sezione, è partito con una prima udienza dedicata all'ammissione dei testi anche il processo sul Bosco Navigli che vede tra gli imputati l'architetto Stefano Boeri.