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Eataly Roma, un festival dedicato all’Oriente

Dall’8 al 10 e dal 15 al 17 maggio nello store dell’Ostiense una serie di eventi legati alla cucina di Hong Kong, Cina, Vietnam, Thailandia e Giappone, con la possibilità di assaggiare i piatti di alcuni ristoranti capitolini ma anche di prendere parte a show cooking, dj set e altre attività. Ingresso libero, c’è un gettone a pagamento per assaggiare a misura della propria fame e della propria curiosità

Eataly Roma, un festival dedicato all’Oriente
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Per la prima volta Eataly Roma Ostiense prova a guardare a Est senza troppe mediazioni e mette in scena l’Oriental Food Festival: due weekend consecutivi, dall’8 al 10 e dal 15 al 17 maggio, costruiti come un percorso dentro la cucina asiatica più riconoscibile, ma anche nelle sue declinazioni contemporanee. L’idea è semplice: concentrare in un unico spazio tradizioni diverse e farle dialogare senza trasformarle in un esercizio di stile.

Il secondo piano della struttura si trasforma così in una mappa gastronomica che attraversa Hong Kong, Vietnam, Thailandia, Giappone, con qualche deviazione creativa. Non è una novità assoluta per il pubblico italiano, ormai abituato a una certa familiarità con queste cucine, ma il formato punta sulla densità dell’offerta e sulla possibilità di confronto diretto tra interpretazioni diverse.

Tra i banchi più immediati, quello di SONG - Real Hong Kong Taste lavora sulla tradizione cantonese con har gau e jiaozi, dim sum ormai entrati nel lessico urbano anche fuori dall’Asia. Poco più in là, VIÊTNÒM si muove sul terreno dello street food vietnamita: bánh mì e gỏi cuốn, piatti che funzionano proprio perché non cercano di essere altro da sé. La Thailandia passa invece attraverso la cucina di Chef Pum, con un pad thai kung che resta uno dei piatti più riconoscibili e replicati al mondo, spesso con risultati discutibili: qui si gioca sulla fedeltà.

Il Giappone occupa più di uno spazio. Da una parte IE Koji Izakaya propone un repertorio che include il katsu sando di Wagyu, icona recente di una cucina che continua a reinventare i propri codici. Dall’altra, Ramè - Sushi Naturale Italiano lavora sulla contaminazione dichiarata, incrociando tecnica nipponica e materia prima italiana: un terreno scivoloso, ma ormai centrale nel dibattito gastronomico. Chiude il cerchio Hiromi Cake, con una pasticceria giapponese che punta su dorayaki e mochi, prodotti diventati familiari anche al pubblico meno specializzato.

Eataly inserisce in questo mosaico una propria proposta dedicata alla tempura, giocata su verdure e crostacei, con l’obiettivo di mantenere una linea riconoscibile anche dentro un contesto fortemente eterogeneo. A supporto, una selezione di bevande che prova a non essere accessoria: sakè, cocktail e birre pensati per accompagnare, più che per riempire.

Il festival non si limita però alla dimensione del consumo. I DJ set accompagnano entrambe le settimane, costruendo un’atmosfera che guarda più al format dell’evento che a quello della rassegna gastronomica classica. Gli show cooking, invece, riportano l’attenzione sul processo: gli chef raccontano piatti e tecniche, con due focus dichiarati. Il 9 maggio sul bánh mì, simbolo di una cucina di strada che ha fatto della contaminazione la propria cifra, e il 16 maggio sul katsu sando, guidato dallo chef Koji Nakai, esempio di come la cucina giapponese contemporanea continui a rielaborare elementi occidentali.

L’ingresso è gratuito, mentre il sistema dei gettoni – 1,50 euro ciascuno – struttura l’esperienza in modo modulare. Una formula già vista, che consente di assaggiare più proposte senza vincoli rigidi, anche se inevitabilmente introduce una componente quasi ludica nel consumo. I menu, come prevedibile, potranno variare in base alla disponibilità delle materie prime.

Più che un festival tematico, l’operazione sembra un test: capire quanto il pubblico sia disposto a muoversi tra identità gastronomiche diverse senza

bisogno di traduzioni eccessive.

L’Oriental Food Festival prova a rispondere mettendo insieme autenticità dichiarata e adattamenti inevitabili. Il risultato, come spesso accade in questi casi, starà tutto nell’equilibrio.

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