Leggi il settimanale

Il diritto di difendersi (ma solo quando è tardi)

Le regole sono scritte in uffici silenziosi, da persone che non si troveranno mai a fronteggiare otto individui alterati in una banchina della metropolitana

Il diritto di difendersi (ma solo quando è tardi)
00:00 00:00

Gentile Direttore Feltri,
in questi giorni si discute del caso del vigilante Atm di Milano che, intervenuto per difendere alcune ragazze infastidite da un gruppo di giovani, ha estratto la pistola senza però puntarla né usarla, con il solo intento di dissuadere. Eppure, nonostante la situazione si sia risolta senza conseguenze, è stato sospeso e rischia il licenziamento. È normale che oggi chi interviene per prevenire un pericolo venga punito, mentre chi crea il problema spesso resta impunito?

Lorenzo Micheli

Caro Lorenzo,
più che normale, direi emblematico. Emblematico di un Paese che ha smarrito il senso delle proporzioni, del rischio e, permettimi, anche del buonsenso. Abbiamo un uomo che, di fronte a una situazione potenzialmente pericolosa, ovvero davanti a un gruppo numericamente superiore, agitato, che brandisce bottiglie di vetro e molesta delle ragazze, interviene. Non spara, non colpisce, non ferisce. Fa ciò che qualsiasi persona dotata di istinto di sopravvivenza e di senso del dovere farebbe: mostra l'arma per evitare che la situazione degeneri e tutelare così l'incolumità non solo delle ragazze ma anche di coloro che si trovano nell'area. E la situazione, guarda caso, non degenera. Proprio perché questo signore è intervenuto, con grande equilibrio e sangue freddo, qualità che andrebbero premiate. Ora, in uno Stato normale, questo si chiamerebbe deterrenza. In quello che abitiamo oggi, invece, si chiama violazione del protocollo. Diviene quindi qualcosa da punire. Da condannare.

E qui si apre il vero nodo della questione: il divario tra la realtà e le regole. Le regole sono scritte in uffici silenziosi, da persone che non si troveranno mai a fronteggiare otto individui alterati in una banchina della metropolitana. La realtà, invece, è fatta di secondi, di istinto, di percezione del pericolo. E il punto è proprio questo: quando scatta il diritto di difendersi? Secondo una certa visione burocratica, soltanto quando il pericolo è già diventato fatto compiuto. Quando il colpo è partito, quando il vetro è stato lanciato, quando qualcuno è a terra. Prima, no. Prima bisogna attendere, osservare, auspicare che tutto si risolva da sé. In altre parole: bisogna rischiare. Magari pure farsi ammazzare.

E allora le faccio io una domanda: se quel vigilante non avesse fatto nulla e una delle ragazze fosse stata aggredita, di chi sarebbe stata la responsabilità? Sua, naturalmente. Perché non è intervenuto. Dunque siamo al paradosso: se agisci prima, vieni punito; se agisci dopo, vieni accusato. Non esistono alternative alla sospensione o al licenziamento.

In mezzo, resta una terra di nessuno in cui chi dovrebbe garantire la sicurezza è lasciato solo, prigioniero di protocolli che non tengono conto della vita reale.

C'è poi un altro aspetto, ancora più inquietante. Il messaggio che veicoliamo. Perché le norme non sono solamente regole. Sono anche segnali. E il segnale che si manda oggi è questo: non conviene intervenire. Meglio voltarsi dall'altra parte, meglio non esporsi, meglio evitare guai. Perché il rischio non è tanto quello di essere aggrediti, quanto quello di essere sanzionati.

E così si costruisce una società in cui il coraggio non è premiato ma scoraggiato, in cui la prudenza diventa immobilismo e la sicurezza un concetto teorico, buono per i convegni ma irrilevante nella vita quotidiana.

Non entro nel merito delle singole responsabilità aziendali, che verranno eventualmente accertate.

Ma una cosa è chiara: se lo Stato, o chi per esso, pretende che chi vigila non possa neppure prevenire il pericolo, allora non sta chiedendo sicurezza, sta chiedendo inerzia. E l'inerzia, nella storia, non ha mai protetto nessuno.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica