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Nonni con la valigia. La seconda vita dei 200mila over 75. Traslocano al Nord per seguire i nipoti (e per curarsi)

L'altro esodo. In 20 anni 400mila laureati trasferiti all'estero

Nonni con la valigia. La seconda vita dei 200mila over 75. Traslocano al Nord per seguire i nipoti (e per curarsi)

C’è un nuovo tipo di esodo in Italia: quello dei giovani del sud, che si trasferiscono al Nord dopo la laurea, e quello dei loro nonni, che a 75 anni suonati trovano il coraggio di cambiare tutto e seguirli nella loro nuova avventura. È la nuova tendenza emersa dal rapporto di Svimez. Tra il 2002 e il 2024 sono 185mila i nonni che hanno fatto i bagagli. E i giovani? Solo nel 2024 dal Mezzogiorno al Centro-Nord sono partiti circa 23mila giovani laureati contro gli 8mila e spiccioli del 2002. E molti hanno proseguito, trasferendosi all’estero

Partono con una laurea e un profilo Linkedin aggiornato. Il Sud esporta giovani (sempre più laureati e sempre più donne), il Nord li importa, salvo poi vedersene sfuggire a frotte all'estero, come fosse un aeroporto di transito. Partono i giovani e, adesso, li seguono pure i nonni.

Loro, con tessera sanitaria e borsa dei farmaci. Invece di mandare il "pacco da giù", impacchettano senza troppa nostalgia la loro vita, e seguono i figli emigrati, spinti dalla crescente difficoltà a ricevere un'assistenza adeguata nei territori di origine. È il ricongiungimento familiare versione italiana, un trasloco che non prevede la cancellazione all'anagrafe, ma lo spostamento sempre più frequente del domicilio. Giusto per dare un numero: tra il 2002 e il 2024, gli over 75 che hanno scelto di vivere stabilmente al nord sono raddoppiati (sono quasi 185mila).

E così il "Paese a due migrazioni" (Sud verso Centro-Nord, Italia verso estero) fotografato nell'indagine appena uscita realizzata da Svimez (associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno, fondata nel 1946), diventa un Paese che cambia indirizzo ma resta fermo con una migrazione ormai tripla. Freedom to move, right to stay, è il sottotitolo del corposo rapporto di Svimez. Dove la libertà di partire spesso esclude il diritto di restare.

I NUMERI DELLA FUGA

Dal 2002 al 2024 quasi un milione di under 35 ha spostato la residenza dal Mezzogiorno al Centro-Nord. Un milione di ragazzi nella fascia d'età in cui si lavora, si mette su famiglia, si paga il mutuo (se si riesce).

Oltre un terzo laureati. Mezzo milione di chi parte tra i 25 e i 34 anni non tornerà mai più indietro, di cui circa 270mila laureati. Un'emorragia di competenze "che sottolineano nella ricerca compromette in modo strutturale le prospettive di sviluppo, innovazione e riequilibrio demografico del Mezzogiorno". Il punto, però, è che la fuga non è più "una fuga". È un meccanismo rodato in crescita esponenziale. Nel 2002 i laureati erano meno del 20% tra i giovani meridionali diretti al Centro-Nord. Nel 2024 sono triplicati, quasi il 60%. Non è che al Sud siano diventati improvvisamente più mobili: è che i giovani hanno fatto ciò che gli abbiamo insegnato a fare. Andarsene. Solo nel 2024, per capirci, dal Mezzogiorno al Centro-Nord sono partiti circa 23mila giovani laureati contro gli 8mila e spiccioli del 2002, con un saldo negativo di oltre 17mila giovani cervelli. Con una specifica che è un'aggravante: la quota delle donne meridionali laureate che scappano è salita dal 22% del 2002 a quasi il 70% nel 2024 (circa 13mila). E poi c'è l'altra rotta, Sud-estero. Tra il 2002 e 2024 oltre 210mila giovani meridionali under 35 hanno lasciato l'Italia. La laurea "non si limita a facilitare la mobilità dei giovani scrivono nella ricerca ma ne diventa un potente fattore propulsivo".

Una sorta di passaporto con un biglietto di sola andata: 142 mila giovani resteranno fuori per sempre. Di fuga in fuga, Svimez fotografa anche un Centro-Nord che attrae competenze dal Sud, ma le perde verso l'estero. Dal 2002 al 2024 circa 385mila under 35 del Centro-Nord hanno spostato la residenza oltre i confini nazionali. Nel 2024 l'apice: quasi 38mila, ben il 30% in più rispetto all'anno prima. In pratica: il Nord funziona come una calamita nazionale e un colabrodo internazionale. E l'Italia si può dire che perda due volte: prima perché svuota una parte del Paese e poi non riesce a trattenere l'altra.

INVESTIMENTO IN PERDITA

Nel Rapporto è stato quantificato anche l'ammontare complessivo della dispersione dell'investimento pubblico sostenuto per l'istruzione dei cervelli ormai fuggiti. Per il Mezzogiorno la perdita secca è di 6,8 miliardi di euro l'anno nel triennio 2022-2024 se consideriamo solo la migrazione verso il Nord.

Alla quale va aggiunto un ulteriore 1,1 miliardo di euro l'anno se aggiungiamo le migrazioni estere dal Sud. Mentre si attesta a 3,3 miliardi di euro l'anno il "buco" del Nord verso l'estero. E se, come rileva l'indagine di Save the Children "Domani (in)Possibile" più di un adolescente su 3 (37,5%) che vive al Sud cresce pensando che sia necessario spostarsi almeno al nord "quando sarà grande", la busta paga poi fa il resto. I laureati italiani all'estero guadagnano mediamente 613-650 euro netti al mese in più. In Italia a tre anni dalla laurea lo stipendio mensile si ferma al Sud a 1.579 euro contro i 1.735 del Nord-Ovest.

NON SOLO GIOVANI

Per chi deve costruire la propria vita la fuga pare quasi un obbligo. Ma ora anche per i loro genitori pare un'opportunità allettante. Svimez la chiama mobilità sommersa, perché spesso non passa dall'anagrafe, ma solo dalla farmacia. Il Mezzogiorno ha una mobilità sanitaria passiva verso il Centro-Nord che vale circa 1,2 miliardi (2024), e dentro questo squilibrio si muove quel pezzo di popolazione anziana che sceglie di cambiare vita senza cambiare residenza. Gli over 75 meridionali che vivono stabilmente al Centro-Nord sarebbero saliti da circa 96mila nel 2002 a oltre 184mila nel 2024. Non è il nonno che va a trovare i nipoti.

È il nonno che si trasferisce perché sa che i figli indietro non torneranno più, perché da solo, nel paese d'origine, non regge più: per i servizi che mancano, per l'assistenza che non c'è, per la sanità che costringe a fare chilometri. La sequenza, allora, pare chiara: prima parte il giovane per studiare o lavorare; poi parte il laureato perché il mercato premia altrove; poi parte l'anziano. Soluzioni? Svimez sollecita urgenti politiche per il "diritto a restare".

E le elenca, partendo dal contrastare l'emigrazione anticipata verso l'ateneo al Centro-Nord, primo gradino di una fuga spesso senza ritorno. Intanto sarebbe ora forse di smettere di chiamarla mobilità, e iniziare a chiamarla per quello che è. Una libertà monca, dove muoversi è facile e restare è un lusso.

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