Lambrate, vedova deve aspettare 23 giorni per seppellire il marito

Oltre al danno, la beffa. Chiara Ricchiuti, un’anziana signora milanese, ha dovuto aspettare ben 23 giorni per poter piangere sulle ceneri del marito Giovanni che ha condiviso con lei 55 anni di matrimonio.
L’uomo, dopo dieci giorni di terapia intensiva alla clinica Santa Rita, è morto il 7 maggio scorso. Due giorni dopo, il funerale alla chiesa del Santissimo Redentore, quindi l’11 maggio il cadavere viene cremato al cimitero di Lambrate. E qui è cominciato quello che la stessa vedova definisce in una lettera spedita all’amministrazione «il mio calvario burocratico». L’anziana scopre infatti che il marito non ha diritto all’assegnazione di un loculo al cimitero vicino casa, ma bensì al lontano cimitero di Bruzzano.
Peccato che la signora ha 77 anni, è stata operata a entrambe le gambe e a fatica ha ottenuto un permesso per farsi accompagnare in auto dentro il cimitero di Lambrate, dove sono già sepolti i suoi genitori. Chiede così al Comune di cambiare destinazione per la tumulazione. A logica, una cosa da niente.
E invece non è così. Passano i giorni e l’anziana vedova non ha la possibilità di far visita ai resti del marito. Resti che sono nel deposito del cimitero di Lambrate, in un luogo inaccessibile dove nessuno può recarsi a pregare e piangere per lui. Così la signora scrive alle istituzioni cittadine chiedendo di accelerare quella che sembra una pratica semplice semplice. Ma nessuno le risponde fino al 9 giugno. Per fortuna il 3 giugno, a 23 giorni dalla cremazione, la situazione si sblocca e le ceneri di Giovanni trovano finalmente una sistemazione in una celletta al camposanto di Lambrate. La vedova però vuole vederci chiaro e il 17 giugno scrive una missiva sulla vicenda al vicesindaco De Corato, che risponde dopo tre giorni assicurando che sottoporrà il tutto all’assessore competente in materia (Pillitteri ndr).

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