Ecco, sì, quando invocavo che i dilettanti allo sbaraglio evitassero il ridicolo intendevo esattamente questo. Intendevo che potesse saltarsene fuori una come la deputata azzurra Pdl Nunzia Di Girolamo, per esempio, a meritarsi un titolo di giornale come il seguente: «Berlusconi da Padre Pio, porterò il presidente dove ricevette le stigmate». Complimenti, un tempismo eccezionale, un istinto tattico da Che Guevara. Vedete, non mi stancherò mai di dirlo: mesi fa, prima che fosse sommerso e superato da coltri di sterco e di schiuma gossippara, ci fu un momento in cui fu discussa una questione autentica e che non aveva certo inventato l'Espresso, anzi, era nata a destra; riguardava la qualità delle liste e dei parlamentari, il diminuito status dei medesimi, l'accondiscendenza e la beltà come requisiti nel casting per le candidature: a destra come a sinistra: o quasi. Non è che l'abbia originato Patrizia D'Addario, il dibattito su questo: né finirà con lei. La qualità di una candidatura, per capirci, significa anche credibilità mediatica, sensibilità politica, mancanza di compiacimento nel rilasciare interviste demenziali.
Vede, signorina Di Girolamo: tra l'occuparsi di una battona pugliese e l'occuparsi di un santo di Pietrelcina, almeno secondo me, la normalità esiste, e nel mezzo, le dico la verità, l'obiettivo è poter tornare a occuparsi serenamente proprio di quelle come lei.L'arte di tacere
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