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L'artista "osceno" che capovolse il mondo e amò gli eroi perdenti

Morto a 88 anni il grande pittore tedesco tra i più influenti del secondo '900. È stato un ribelle della Contemporanea

L'artista "osceno" che capovolse il mondo e amò gli eroi perdenti

L'artista tedesco Georg Baselitz è morto all'età di 88 anni. Baselitz, che «ha definito l'arte visiva tedesca per una generazione», come ha dichiarato la galleria Ropac che intratteneva rapporti professionali con l'artista, si chiamava Hans-Georg Kern, ed era uno dei più importanti artisti visivi contemporanei tedeschi, con un corpus di opere che abbraccia oltre sei decenni e una vasta gamma di tecniche. Adottò il nome Baselitz nel 1961 in omaggio a Deutschbaselitz, la città vicino a Dresda nella Germania orientale dove era nato nel 1938.

È morto ieri Georg Baselitz, maestro della "pittura capovolta". Il grande artista tedesco, celebre per i dipinti espressionisti che rivoltano il senso delle immagini, spesso mostrando uomini e donne a testa in giù, aveva 88 anni. Lo ha annunciato nel tardo pomeriggio di ieri, su indicazione della famiglia, la sua galleria, la Thaddaeus Ropac. Figlio della Sassonia profonda, nato nel '38, nell'ultimo scorcio del Terzo Reich, Baselitz ha respirato le macerie della Seconda Guerra Mondiale e ha eletto la distruzione e il capovolgimento improvviso del punto di vista a fulcro della sua ricerca artistica. Che comincia, a dire il vero, molto presto: figlio di un maestro elementare, è precoce nel disegno, ma fatica a inserirsi nelle accademie. Ostile all'ideologia politica dell'allora DDR, a Berlino è mal tollerato e la prima personale del '63, alla Galerie Werner&Katz, scandalizza pubblico e critica "per contenuto osceno". Baselitz manterrà questo piglio radicale e controcorrente per tutta la vita, mettendo in discussione i canoni accademici. Rifiuta di aderire a movimenti e correnti e, in un momento in cui l'astrazione galoppa, sceglie la figurazione, ovviamente a modo suo, potente e destabilizzante. Ci sono tuttavia maestri cui guarda con interesse: Picasso, Giacometti, Beuys, e poi tutti i manieristi italiani, cui si accosta durante un soggiorno a metà degli anni Sessanta a Firenze, città cui l'artista resterà molto legato e dove ha avuto anche uno studio. Proprio a Firenze ha aperto il 25 marzo, sui tre piani del Museo Novecento, Baselitz Avanti!, a cura del direttore del museo Sergio Risaliti. La mostra riunisce oltre 170 opere tra lavori su carta, dipinti e sculture, con un focus speciale sull'intensa produzione grafica. Si tratta di un'esposizione che l'artista ha seguito da vicino tanto da donare al comune di Firenze, come ha confermato al Giornale Risaliti, una delle opere esposte. "Baselitz ha avuto il coraggio di ribaltare la prospettiva con cui guardiamo e rappresentiamo la realtà aggiunge il direttore -. La sua immaginazione era inesauribile".

Molti gli "eroi perdenti" che ha creato nella sua vasta produzione: dopo la parentesi italiana, tornato a Berlino, tra il '65 e il '66, Baselitz realizza la serie "Helden": sono individui solitari, ripresi in paesaggi abbandonati, con braccia gambe e spesso genitali scoperti. Il corpo dipinto o modellato da Baselitz in grande formato appare frammentato, precario, deformato. "Non sono mai stato un pittore che attende in silenzio e con stupore ciò che accade. diceva - Nel mio lavoro ho sempre adottato metodi aggressivi. L'aggressività è necessaria per mantenere vivo lo shock, prima di tutto per me stesso; lo spettatore viene dopo. Si tratta di costruire una nuova immagine, e questo è possibile solo distruggendo le immagini precedenti. Non è che non le ami: ma occorre liberarsene, cancellarle dalla mente, distruggerle". In Baselitz il rovesciamento non è un semplice espediente provocatorio: l'immagine, privata del suo orientamento abituale, si trasforma in un campo in cui emergono con maggiore evidenza il gesto pittorico, la relazione tra colore e superficie, la struttura compositiva e la tensione tra figura e spazio.

Attento anche a puntualizzare la sua poetica artistica, Georg Baselitz ha svelato il "making of" dei suoi lavori, che da metà degli anni Ottanta si sono sovente allargati a temi a sfondo religioso: "Ho sempre dipinto sul pavimento perché sento che il mondo è più in ordine per terra". Una pratica fisicamente estenuante, che l'artista ha portato avanti fino a quando possibile. La sua pittura e anche la sua attività di scultore hanno colpito pubblico e critica: partecipa alle più importanti manifestazioni artistiche, in primis la Biennale di Venezia, e non si contano le personali in mostre e istituzioni. A Venezia era atteso giusto tra pochi giorni: sull'Isola di San Giorgio è infatti fissata per mercoledì l'apertura della sua nuova grande mostra a questo punto, l'ultima alla Fondazione Giorgio Cini. Georg Baselitz. Eroi d'Oro, a cura di Luca Massimo Barbero, presenterà la più recente serie di dipinti di grandi dimensioni realizzati dall'artista tedesco.

Sono a fondo dorato e appaiono come struggenti icone contemporanee di un'umanità precipitata chissà dove: ci sono, tra questi corpi fluttuanti a testa in giù in uno spazio astratto, autoritratti di grandi dimensioni e numerose rappresentazioni della moglie Elke, amatissima compagna di vita, musa e modella.

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