Come l'Asia modifica i nostri equilibri

Il nuovo libro di Parag Khanna è molto interessante. Il titolo è Il Secolo asiatico? anche se in realtà quel punto di domanda non si capisce bene cosa ci stia a fare. La tesi dello «stratega politico» nato in India nel 1977 è piuttosto semplice: il secolo che stiamo vivendo è il secolo asiatico. Attenzione però alle definizioni: l'Asia non coincide esattamente con il continente con cui abbiamo fatti i conti a scuola. L'Asia parte dal Mediterraneo, il Medio Oriente corrisponde all'Asia Occidentale. E la Russia, nonostante gran parte della popolazione sia nei territori europei, è di fatto un paese asiatico. L'asianizzazione del mondo è iniziata nel 2017, quando «i due terzi della popolazione e la metà del Pil mondiale si sono riuniti a Pechino per il primo vertice della Belt ad Road Initiative, il più grande piano coordinato di investimenti infrastrutturali della storia umana». Non si tratta di una novità. Fino alla metà dell'800 «Cina, India, Giappone hanno generato un Pil superiore a quello degli Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania e Italia messi insieme». Con l'avvento della rivoluzione industriale il dominio è passato all'Europa, e con la fine della Prima Guerra Mondiale si è passati agli Stati Uniti. Ma ora la pacchia è finita. Khanna sostiene che gli Stati uniti se ne siano ormai accorti e che la loro relazione speciale con l'Europa sia tramontata. I numerosi microconflitti interni al mondo asiatico non rappresentano un problema per la sua egemonia. È un grande errore infatti ritenere che l'Asia corrisponda alla sola Cina: essa è molto più complessa. Lo scrittore indiano ha il merito di girare la telecamera su un punto di vista che noi occidentali abbiamo trascurato. L'Asia ha una sua storia millenaria, florida, ricca e per noi totalmente sconosciuta. Anche se spesso è entrata in contatto con quella europea. Un paio di capitoli sono una veloce pennellata su questa sconosciuta, che non è fatta solo delle dinastie dell'impero cinese, ma anche delle tradizioni politiche indiane e delle origine mesopotamiche. Un capitolo inevitabilmente complesso. Insomma uno spunto per chi volesse davvero approfondire. Il testo poi continua con affascinanti scenari geopolitici. Pensate al ruolo della Turchia e al suo ambito più asiatico che europeo: «Sebbene sia difficile per ora immaginare una base militare cinese in Turchia, le dimensioni economiche della rapida asianizzazione della Turchia sono innegabili». Insomma un testo che val la pena leggere, soprattutto per noi europei. Che parte però da un pregiudizio davvero insopportabile: «Gli imperi europei prosperano perché soggiogarono l'Asia». L'abbiamo già sentita riguardo al colonialismo in Africa e ora lo estendiamo anche all'Asia. Può darsi. Ma come definire l'approccio neomercantilista cinese (che non rappresenta tutta l'Asia...) nei confronti nostri e del continente, una volta, definito nero? Ecco su questa ultima domanda ci vorrebbe quel punto di domanda, che l'editore regala al titolo dell'interessante libro di Khanna.

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