Latina: casa Ater occupata con cadavere dentro

Il desiderio di avere una casa a tutti i costi può produrre situazioni macabre e insieme grottesche. Una donna di Latina ha saputo che la vicina di casa 90enne era morta e, con la scusa di «prendersi cura» della salma collocata in una bara in camera da letto, si è piazzata nel suo appartamento di proprietà dell’Ater. Ora non vuole saperne di andarsene, sostiene che quell’immobile è diventato suo di diritto. Punto e basta. Per ore, ieri pomeriggio, rappresentanti dell’ex Iacp hanno provato a farle cambiare idea, ma è stato vano anche l’intervento da parte di alcuni agenti della polizia.
Non vanno meglio le cose a Roma, dove non si arriva a tenersi un cadavere accanto all’armadio, ma poco ci manca. «Difenderemo le nostre case occupate e se ci manderanno via, senza assegnarcene delle altre, noi rioccuperemo». Di seppellire l’ascia di guerra e cercare percorsi comuni, i principali movimenti di lotta per la casa non ci pensano nemmeno. Anzi, il braccio di ferro con il Comune pare essere solo all’inizio, visto che a scatenare la tempesta è stato proprio l’intervento al Regina Elena. «Non lo molliamo, poi difenderemo strenuamente anche le altre strutture sotto sgombero», ha affermato ieri pomeriggio Luca, uno dei partecipanti al presidio che si è svolto a piazza della Madonna di Loreto. «Prefetto e sindaco stanno giocando a fare gli sceriffi perché non hanno soluzioni», è l’accusa lanciata invece da Simona di Action. Smentita con prontezza da Marco Visconti, che da Alemanno ha ricevuto la delega proprio per occuparsi di queste questioni: «Questa amministrazione - ha spiegato - è consapevole dell’emergenza che colpisce molte famiglie romane e voglio assicurare che a breve ci saranno importanti e concrete novità sul piano casa del Campidoglio».
Ieri intanto, due giorni dopo l’evacuazione del complesso ospedaliero Regina Elena, è stato dato modo agli ex occupanti di ritirare gli effetti personali indispensabili, come ha spiegato Aldo Aldi, direttore della Protezione civile del Comune: «Alcune decine di famiglie si sono recate nello stabile per raccogliere gli effetti personali e i beni di prima necessità. Sul posto abbiamo dislocato 30 volontari e 10 operatori di protezione civile per supportarle, distribuire loro acqua e, in particolare, alleviare i disagi dei più piccoli che chiedono di recuperare giochi e piccoli ricordi».
Il «Gruppo soccorritori sanitari» ha messo a disposizione un’ambulanza nei padiglioni per garantire un intervento immediato in caso di malore. «Fortunatamente - ha proseguito Aldi - non abbiamo registrato gravi problemi di salute ma dobbiamo vigilare perché molti potrebbero essere indeboliti dal digiuno del Ramadan e dal caldo». A garantire l’efficienza delle operazioni ci sono anche i vigilanti inviati dall’università La Sapienza, mentre una squadra continua a occuparsi del trasloco del mobilio e degli oggetti ingombranti che una ditta incaricata sta imballando, catalogando e trasportando nelle strutture messe a disposizione dal Comune. «Attualmente - conclude Aldi - abbiamo 15 camion per le operazioni di trasloco, che dureranno almeno fino alla fine della prossima settimana».

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