Lavagna, medico denuncia tentata eutanasia

Una denuncia ai Nas per un «uomo in evidente stato di disidratazione, non alimentato e senza ossigeno e flebo». La firma Grazia Lo Presti, medico presso la residenza protetta «Opere Pie Riunite Devoto Marini Sivori» di Lavagna dove il 23 agosto scorso trova l'anziano ospite, V.V., in condizioni estreme. «Chiedevo agli operatori e all'infermiera in turno le condizioni dello stesso e mi rispondevano che non vi era più nulla da fare - dichiara nella denuncia - Visionavo il quaderno della terapia farmacologia in atto, constatando la mancata apposizione di flebo e ossigeno. Consigliavo di reidratare il paziente. Questo mio suggerimento non mi risulta sia stato seguito». V.V. viene ricoverato al Pronto Soccorso il giorno successivo con netto miglioramento dello stato di salute. La denuncia ai Nas finisce nelle mani del consigliere regionale della Lega Francesco Bruzzone che ieri presenta un'interrogazione «per sapere se la Giunta regionale sia a conoscenza del caso e se intende attivare un'indagine conoscitiva in merito». Immediata la risposta dell'assessore alla salute Claudio Montaldo, che assicura immediatamente «ulteriori accertamenti per verificare i fatti ed eventuali inadempienze che possono aver creato danni al paziente».
E conferma che «la residenza sanitaria accreditata di Lavagna risulta idonea ai vari controlli effettuati negli scorsi mesi dall'Asl 4 chiavarese, che promuoverà comunque una verifica per approfondire il caso». Nessuna accusa contro la struttura accreditata, solo «l'anomalia di un paziente che viene trattato diversamente» spiega Lo Presti, disposta a raccontare una storia che ha dell'incredibile. Ci tiene a sottolineare il suo essere a digiuno di politica fino a pochi mesi fa, «quando mi ci hanno tirato dentro per i capelli». Arriva dalle residenze di «Anni Azzurri» che lascia appena ne percepisce una gestione troppo imprenditoriale. Pensa di smettere la professione, poi a luglio scorso la chiamata dal Devoto. Ma il problema è evidentissimo da subito: «Mi sono ritrovata dentro un assetto politico. Credevo che i medici si occupassero solo del benessere delle persone, ma qui c'è dell'altro. La realtà del Devoto dal 6 luglio è stata giocata su una conflittualità politica tra operatori, e tra medici e operatori. Tutti contro tutti per motivi politici. E su tutti la CGIL a condizionare». Lo Presti dettaglia il clima: «mi spiegano che la parte da tutelare sono gli operatori. Mi dicono che non vorrebbero essere costretti a rinunciare a me». Il medico comincia a farsi qualche domanda, non capisce, «anche perché ho la tessera del Pd, presa per la stima che ho di Ignazio Marino». Ma Lo Presti è presente spesso, vede, contesta.
«Ricevo pressioni e rassegno le dimissioni il 22 agosto». Il medico chiede ripetutamente un incontro con i vertici locali del Pd. L'appuntamento è in sezione a Sestri Levante; peccato che nessuno del partito si presenti. Un bel pacco che Lo Presti cerca di mandar giù con un caffè in un bar del centro. E qui la congiuntura che ha dell'incredibile: la dottoressa sente casualmente un medico riferire ad un amico giornalista delle condizioni anomale del signor V.V. e della sua possibile morte. «Schizzo al Devoto e in effetti trovo l'anziano disidratato, non alimentato, senza ossigeno e flebo. Lunedì chiamo i Nas che arrivano mercoledì». Il resto è cronaca stretta, è la rabbia del medico che segnala il caso al direttore generale dell'Asl 4 e al sindaco Giuliano Vaccarezza. Bussa alle porte del Pd, «ma il mio partito mi risponde con arroganza ed elude le mie richieste. Strappo la tessera e parlo con Bruzzone, l'unico che mi ha ascoltato e s'è schierato in una battaglia civile ed etica, non politica. Perché il Pd no?».

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