"Pensano di essere supereroi, non immaginano le conseguenze sull'altro". Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell'età evolutiva, si occupa da trent'anni delle fasi più delicate della crescita di bambini e ragazzi e da qualche mese è in libreria con"Esci da quella stanza. Come e perché riportare i nostri figli nel mondo (con Barbara Tamborini). Un titolo tanto emblematico quanto attuale. Nell'inquadrare la preoccupante tendenza all'uso e all'abuso di spray urticanti tra i minorenni Pellai dice: "Non vedo un vero e proprio quadro criminologico, ma un fenomeno molto simile a quello delle challenge estreme sui social. D'altronde si sfrutta il fatto che sono gas facilmente reperibili sul mercato e non si pensa agli effetti delle proprie azioni. Queste mi sembrano le caratteristiche principali".
Si può definire una nuova moda tra i giovanissimi?
"È piuttosto un processo emulativo. Spesso i ragazzi tengono questi spray nello zaino perché sono gli stessi genitori a darglieli, temendo che possa succedere loro qualcosa così che possano difendersi. Ma nel momento in cui scoprono le narrazioni di un uso alternativo, c'è chi va nelle piazze e chi si dà appuntamento per scontrarsi . C'è sicuramente una percezione di gravità relativa e limitata".
Perché casi simili si registrano soprattutto a scuola?
"È il luogo più frequentato dai ragazzi e per eccellenza quello in cui alcune azioni sono vietate. Lì ci sono transenne che non possono essere superate, eppure quasi si sfidano i controlli. Quando poi gli autori di questi gesti vengono individuati, solitamente la risposta è 'volevo solo fare uno scherzo'. Ecco allora la distanza tra principio di realtà e fantasia grandiosa. D'altronde non avere la percezione delle conseguenze delle proprie azioni è un aspetto tipico del cervello dei preadolescenti. Agiscono sull'onda pulsionale, seguono ciò che li diverte, che è eccitante o che dà sensazioni forti mentre la parte del cervello deputata alla riflessione e a fare valutazioni si sviluppa solo dopo i 14 anni. I ragazzi tendono a fare delle sciocchezze, a volte anche gravi, e alla domanda 'ma ti rendi conto di ciò che hai fatto?' la risposta è un disarmante 'Non ci avevo pensato'".
Come pensa si dovrebbe intervenire?
"Si deve lavorare tanto in adolescenza e nella fase pre-adolescenziale sul principio di realtà e sulla previsione delle conseguenze. Far capire che ogni azione ha implicazioni ed effetti sugli altri.
Più che la sanzione serve un percorso riparativo, ma non solo: è necessario promuovere anche il concetto di protezione di gruppo, affinché siano gli stessi coetanei ad intercettare l'azione di un amico e a fermarlo prima che essa avvenga".